Archivio della Categoria 'Riflessioni'
“Invano mi rendono il loro culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. Marco 7:7
Gesù mise in guardia i suoi contemporanei dalle tradizioni. Egli non aveva tempo per le cose che erano basate semplicemente sulle tradizioni in particolare quando queste erano in contraddizione con i comandamenti del Padre.
Sarebbe interessante fare una lista delle tradizioni che abbiamo oggi. Ad esempio alcuni pensano che sia peccato aprire gli occhi nel corso di una preghiera, si tratta di una tradizione. Non esiste nella Scrittura una base per una tale posizione.
Dovremmo per questo motivo eliminare tutte le tradizioni? Non possiamo eliminarle tutte arbitrariamente. Alcune tradizioni potrebbero avere delle buone motivazioni. Ma quando queste vanno in collisione con le verità che Dio ci ha rivelato nelle Scritture, allora bisogna abbandonarle.
Ecco il testo proposto dall’ evangelista Marco, non possiamo rendere un culto al Signore ed allo stesso tempo insegnare dottrine che non hanno una base biblica.
Aiutami Signore a seguire ciò che Tu mi dici nella Tua Parola.
“Badate bene di osservare i miei sabati, perché il sabato è un segno tra me e voi per tutte le vostre generazioni, affinché conosciate che io sono il SIGNORE che vi santifica.” Esodo 31:13
La santificazione non si verifica poco prima della nostra morte, si tratta piuttosto dell’opera di una vita intera. Il termine santificazione nella Bibbia viene utilizzato sia per indicare un’opera
completata che un processo che sta ancora continuando.
Siamo stati messi da parte per uno scopo particolare, Dio afferma che è Lui che ci santifica, nella vita di ogni giorno e continuerà quest’opera che Egli ha iniziato.
Il Sabato è un simbolo della santificazione. Il Sabato è il memoriale della liberazione dalla schiavitù. Ci rammenta che la vita ha un significato qui ed ora. Ci ricorda che Dio è attivo nella nostra vita e continua in noi il Suo lavoro di crescita.
Il Sabato era stato concepito per lil nostro riposo e per la nostra crescita spirituale. Adamo ed Eva appena creati vissero il loro primo giorno in comunione col loro creatore, era Sabato. Certamente non erano stanchi, Dio voleva che si ricordassero del fatto che erano stati creati e lo facessero attraverso il riposo del Sabato.
Gesù disse :“Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo.” Matteo 11:28.
Il lavoro è andare a Lui per ricevere il riposo. Non siamo chiamati a combattere il peccato, la tentazione o il maligno. Dio ci ha donato il Sabato per ricordarci questo.
Aiutami Signore a venire a te e preparami per accogliere il Tuo riposo (Shabbat).
Past. Francesco Mosca

«Io non ti lascerò e non ti abbandonerò» (Gs 1:5).
Nel borgo di una grande città, una gatta randagia trascorreva molta parte della giornata nel cortile di un’abitazione sul quale si apriva la finestra di una casa dove l’animale non aveva mai messo piede. Da questa finestra, però, si affacciava spesso una donna di nome Lucia che, oltre ad avergli dato il nome di Minù, gli rivolgeva delle parole affettuose e le gettava qualche crosta di formaggio o del pane bagnato con un po’ di sugo. Insomma, possiamo dire che tra Minù e la donna era nata proprio un’amicizia a distanza. Ma avvenne che un giorno d’inverno la donna sentì raspare alla porta e, apertala, vide la sua amichetta che avanzava quasi barcollando con un gattino in bocca, affrettandosi a depositarlo vicino al camino per poi fuggirsene. Mentre la donna rifletteva a che cosa stava accadendo, ecco la gatta di nuovo con un altro micetto in bocca che lasciò vicino al fratellino. La stessa oper! azione si ripeté per quattro volte facendo passare Lucia dallo stupore all’imbarazzo. Finché la donna, dopo essersi consultata con le figlie sul da farsi, vide dalla finestra uno spettacolo che la impressionò moltissimo e la commosse: quella mamma a quattro zampe, sotto il presentimento della fine, si era umanamente preoccupata dei propri piccoli. Infatti, ora giaceva morta al suolo. Allora la donna capì che Minù, con i suoi gesti significativi, aveva espresso la sua ultima volontà, affidando a Lucia, di cui aveva sperimentato l’amore, i suoi piccoli perché facesse loro da mamma.
È una storia commovente che ci fa comprendere come sia forte l’istinto materno anche negli animali, l’altro prossimo.
Cari amici, se una gattina è stata capace di manifestare un simile sentimento verso i suoi piccoli, quanto più noi possiamo essere sicuri di ricevere, dai nostri genitori e da parte di Gesù, quelle premure e quel sostegno che ci rendono felici e fiduciosi anche nei momenti difficili.
Una mamma non abbandona mai i propri figli e, se anche dovesse accadere, dobbiamo avere la stessa certezza di Davide che sapeva che vi è qualcuno che non ci abbandonerà mai: «Qualora mio padre e mia madre m’abbandonino, il Signore mi accoglierà» (Sal 27:10). Se il nostro amorevole Gesù «provvede il pasto al corvo quando i suoi piccini gridano a Dio e vanno errando senza cibo» (Gb 38:41), possiamo, allora, scegliere tranquillamente la via della fiducia e dell’abbandono totale e dire: «Come un bimbo divezzato sul seno di sua madre, così è tranquilla in me l’anima mia». (Sal 131:2)
tratto dal num. 39/2007 del Bollettino di Informazione Avventista
Il nemico in questo mondo non è solo l’umanità. Il vero nemico è più forte di noi.
“Il nostro combattimento infatti non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti. Perciò prendete la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio, e restare in piedi dopo aver compiuto tutto il vostro dovere.” Efesini 6:12-13
Nonostante tutto il nostro nemico è più forte di noi, ma è stato sconfitto, per cui non c’è ragione per nessuno di noi di essere sconfitti da lui.
Il Signore ci ha offerto un armatura di verità per proteggerci dagli attacchi di Satana.
Oh Signore che io possa essere sempre rivestito dell’armatura offertami da Gesù.
“Si recò a Nazaret, dov’era stato allevato e, com’era solito, entrò in giorno di sabato nella sinagoga.” Luca 4:16
Noi facciamo confessione pubblica della nostra appartenenza al Signore e lo adoriamo quando andiamo in chiesa. Gesù stesso afferma che se noi dichiariamo pubblicamente di essere suoi discepoli anch’Egli dichiarerà al Padre che apparteniamo a Lui.
Gesù andò in chiesa dandoci un esempio da seguire. Andò nella sinagoga per annunciare al mondo la sua comunione col Padre e la sua lealtà a Lui. Egli andò in chiesa per donare e continuò ad andare nonostante le difficoltà che incontrava
Gesù andò in chiesa per condividere la “buona notizia”, e sapeva bene dove lo avrebbe condotto. Lo avrebbe condotto allo scosceso e roccioso sentiero della croce. Ma durante tutta la sua vita Egli continuò ad andare in chiesa per donare, servire e raggiungere gli altri.
Chiediamo al Signore che anche noi possiamo essere spinti ad andare in chiesa con lo scopo di dare agli altri.
Signore aiutami a condividere la buona notizia della salvezza con coloro che sono nel bisogno, andando in chiesa per dare e non solo per ricevere.
Past. Francesco Mosca
“Ma ora, in Cristo Gesù, voi che allora eravate lontani siete stati avvicinati mediante il sangue di Cristo.” Efesini 2:13
Ti sei mai chiesto se il cielo valga il tuo impegno? Forse hai pensato che non hai bisogno di vivere per sempre con Dio.
E’ possibile che Egli abbia bisogno di te e che ti voglia con Se?
Forse la ragione principale per desiderare il cielo e proprio perché Egli vuole che siamo là.
Il Dio creatore che ha fatto ogni fiocco di neve diverso dall’altro, ti ha creato unico, non c’è un altro come te.
Ognuno è speciale per Lui. Ciascuno è amato da Dio come se non ci fosse più nessun altro sulla terra per il quale Gesù è venuto a dare la sua vita. Se rifiuti la sua offerta di salvezza, e decidi che il prezzo per il
cielo è troppo alto, attraverso tutta l’eternità tu mancherai al Suo grande cuore amorevole.
Ci sarai anche tu là?
Grazie Signore perché attraverso la tua grazia mi permetti di rispondere affermativamente a questa domanda.
AMEN
Past. Francesco Mosca
Gesù contemplando le colline di Gerusalemme, commosso nel profondo piangeva dicendo:
” Gerusalemme, Gerusalemme come potrei abbandonarti?”
“Quando Israele era fanciullo, io lo amai … Io insegnai a Efraim a camminare, sorreggendolo per le braccia; ma essi non hanno riconosciuto che io cercavo di guarirli. Io li attiravo con corde umane, con legami d’amore; … e porgevo loro dolcemente da mangiare”. Osea 11:1-4
Ogni tanto qualcuno chiede:”Per quanto tempo devo continuare a pregare affinché qualcuno si converta?”
Si tratta di una domanda posta male. L’amore non lo chiede mai. L’amore continua ad implorare e ad intercedere perché non può fare nient’altro, perché non può abbandonare colui che è amato.
L’amore non conosce: “E’ abbastanza”.
Possa anch’io essere animato da quest’amore, Signore.
Cosa rendeva il suolo intorno al pruno ardente sacro? Potresti rispondere la presenza di Dio.
Il Signore non era stato sempre presente con Mosè nel suo peregrinare nel deserto anche prima del pruno ardente ? Si, qual’ era allora la differenza?
Era il fatto che Mosè si rendeva conto in un modo speciale che Dio era là.
Dio disse:
“Non ti avvicinare qua; togliti i calzari dai piedi, perché il luogo sul quale stai è suolo sacro”. Esodo 3:5
Ciascuno di noi oggi può comprendere che in qualsiasi posto noi lavoriamo, in qualsiasi modo trascorriamo le nostre giornate, può essere suolo sacro per noi, se ci rendiamo conto che c’è la presenza del Signore. L’ufficio, la casa, il supermercato potrà essere per noi suolo sacro dal momento che percepiamo che il Signore è con noi in quel posto.
Testimoniare per Cristo non è limitato a qualche ora cercando di distribuire stampati un pomeriggio alla settimana. Si tratta di un modo di vita. Il modo più ampio di testimoniare per Cristo dobbiamo trovarlo sul nostro posto di lavoro, dal momento che è li che trascorriamo la maggior parte del nostro tempo. Se dedichi il luogo nel quale tu lavori al Signore per essere suolo sacro, Egli sarà presente in quel luogo vicino a te.
La 1a lettera di Pietro ( 5: 6,7 )
“Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché egli vi innalzi a suo tempo; gettando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi”
contiene un’esortazione ed un invito per quanti, stanchi delle sofferenze e delle malvagità che imperversano sempre di più, guardano alla venuta del Signore come ad una liberazione urgente. Anelano ad essa, ma, nello stesso tempo si lasciano tormentare dal dubbio che con il trascorrere degli anni, per le influenze deleterie provenienti dal materialismo, dal relativismo nonché dall’ autosufficienza, si dilata a dismisura.
Ci sono tuttavia altri che investigano, studiano con impegno e fanno calcoli prendendo spunto dalle profezie che in qualche modo danno loro conforto nel credere che il Signore verrà presto a mettere fine a tutte le sofferenze e alle malvagità. Presi da tale fervore , si proiettano nell’immediato futuro dimenticando quasi di fare nel presente, ancora concesso, un esame introspettivo:
- Abbiamo imparato ad umiliarci?
- Stiamo rinnovando e plasmando il nostro carattere perché possa riflettere quello del nostro Salvatore?
- Stiamo tessendo l’abito adatto all’incontro con il Signore?
In altri termini,
- Stiamo curando la nostra spiritualità smarrita o disorientata?
Non l’ansia di quanto percorso ci resta da fare, ma le forze intellettive e spirituali sono quelle che potranno aiutarci a finire il percorso tracciato da Gesù stesso per arrivare al luogo preparato per i figli di Dio.
Con la disubbidienza l’umanità ha perduto tutto ciò che aveva ricevuto in dono dal Padre, ha perduto il benessere e la pace interiore. Basterebbe saper ascoltare e ricorrere all’Unico Gran Medico che può restituirle la Salute perduta. E’ il nostro Salvatore che ha per noi una ricetta unica e particolare in cui sono prescritte le tre vitamine essenziali: Fede, Preghiera, Perdono.
Senza di esse non può essere recepito l’intrinseco concetto della Parola, nostra origine e fine, l’Eterno Faro che illumina il mare dell’umano destino.
Il conducente di un autoveicolo non arriverà sano e salvo alla mèta per il fatto di possedere un navigatore e di sapere quanti chilometri gli restano ancora da fare per giungere alla fine del percorso, ma soltanto se le sue condizioni psicofisiche sono integre. Non avere recuperato la salute dello spirito mediante la rinascita vera mediante la Fede, certezza della Promessa, la Preghiera, veicolo della linfa celeste, il Perdono, prodotto dell’amore e della riconciliazione, vuol dire non essere pronti ad incontrare il Signore, quale che sia il tempo di attesa.
Non stanchiamoci quindi di far ricorso continuo alla divina ricetta delle tre vitamine che ci renderanno la sana immagine adatta per il regno di Dio.
Che lo Spirito Santo ci guidi e sostenga per tutto il tempo che ci sarà dato. Amen!
Anna Guzzardi
Urla di terrore svegliano di notte, improvvisamente, il piccolo paese della Brianza. Un vecchio caseggiato è in fiamme e serra nella morsa di fuoco una madre con i cinque suoi bambini. Gli altri inquilini dei piani inferiori si sono già messi in salvo, ma lei con i piccoli no.
Attimi di trepidazione e sgomento per coloro che dal di fuori restano impotenti; paura e disperazione per la povera madre che si stringe al petto le sue creature. Grida, implora aiuto, tenta ripetutamente di scendere per le scale, ma le fiamme e il fumo la fermano sempre. Il tetto! ….niente da fare, purtroppo non si può salire in soffitta. E le fiamme, intanto, si avvicinano sempre di più, lambendo le poche cose rimaste; il calore diviene insopportabile e il fumo soffocante. Cadono le prime mura… i bambini, dei quali il maggiore ha solo otto anni, le si stringono sempre di più gridando come folli.
Tra poco tutto crollerà e lei… . e i suoi piccoli?
Ora si ricorda che la distanza da una finestra dell’appartamento a quella di una casa di fronte non è grande, tutt’altro! Solo un vecchio e stretto vicolo separa i due palazzi.
Qualcosa come una asse potrebbe bastare.., una scala ci vorrebbe! Ma dove trovarla?
E se il soffitto in fiamme precipitasse su di loro ? Allora, Vera Marchetti — questo è il suo nome- si ritrae paurosamente sino in fondo all’andito. La povera donna ha un sussulto, una decisione estrema. Si avvicina alla finestra, vi sale sopra e alzando le braccia si lascia cadere in avanti, afferrandosi con le mani al davanzale di pietra della finestra del palazzo di fronte.
Con il suo corpo ha formato un ponte umano.
Terribile sofferenza la sua, perché conscia di quanto sta facendo. Ma poteva misurare l’entità del suo sacrificio in quegli attimi di pericolo per i suoi bambini?
Su di essa, ecco si, passeranno! Uno ad uno, uno dopo l’altro, tutti saranno salvi.
Non c’è rimpianto, il suo sacrificio è vita! Chiama Mario e lo invita a passare carponi su lei, poi Carlo, poi Teresa, poi Pietro rimane la più piccola, di due anni, Rosa.
Riuscirà?
La piccola piange, urla. Le fiamme le sfiorano il vestitino e il corpo, il fumo le acceca i piccoli occhi impauriti. “mamma… .marnma…” grida! Ma la mamma non può aiutarla, irrigidita spasmodicamente, com’è, distesa tra una fmestra e l’altra. La chiama però, la supplica, la incoraggia: “Su Rosa. . . su amore, su sali, non temere ci sono io… fai come i tuoi fratellini…”
Rosa sale sul davanzale, mette il primo piede. . . poi tutti a due su quello strano ponte umano.
Le fiamme illuminano tragicamente questa scena. Ora la bimba impaurita piange, brancola, incespica…. Improvvisamente si ferma: “mamma. . . .mamma!” grida.
Le forze, alla povera madre, vengono meno. Lo sente che non potrà più resistere a lungo. Cadrà! E la piccola? Allora con uno sforzo sovrumano e supremo l’eroica mamma riesce a togliere una mano dall’orlo della finestra, rimanendo aggrappata solo con l’altra.., poi afferra per i vestiti Rosa e con tutte le sue forze, le ultime, la scaglia dentro la fmestra, ove sono in salvo gli altri suoi bambini, poi.. . .precipita nel vuoto.
Meraviglioso amore, soffuso di commovente bellezza.
Per certo l’amore più potente, tra noi, è quello della mamma. Per la propria creatura sa compiere l’estremo sacrificio, frutto, ora, di uno slancio cieco e istintivo, ora risultato di un calcolo freddo e cosciente.
Eppure, neanche l’amore materno può darci un’idea dell’unico, incondizionatamente più grande e più sublime, quello di Dio!
In un piccolo centro della Palestina, oltre due decine di secoli fa, mentre Roma celebrava i “Ludi Seculares” in onore di Augusto, vincitore dei Dalmati e dei Sicambri — Gesù di Nazareth annunciava una strabiliante notizia: “… Iddio ha tanto amato il mondo che ha dato il Suo unigenito Figliuolo, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Evang. Di San Giovanni 3.16).
Dio ci ama, quindi “ha dato”. Ci ama quanto il proprio Figlio!
Par cosa troppo bella per essere vera. Ma lo è. Con il suo sacrificio su l’ignominioso legno, Cristo ha gettato un “ponte umano” sull’abisso scavato dai nostri peccati.
Volontariamente “… è stato ferito per i nostri misfatti, fiaccato per le nostre iniquità; il castigo della nostra pace è stato sopra di lui; e per i suoi lividori noi abbiamo ricevuto la guarigione” (Isaia 53:5). Sopra di Lui è ricaduta la terribile punizione dei nostri falli.
Oggigiorno, nell’età dell’egoismo e della bassezza, l’umanità nostra, neurotica, cinica e depressa, ha dimenticato questo Amore. Una folla innumerevole di uomini e donne, nelle trincee di guerra o in luoghi di divertimento, nei monasteri o per le vie del mondo, sembra scordarsi di esser salvata dal Sangue di Cristo. Sembra aver dimenticato che la Croce innalzata sul Golgota è la più eloquente manifestazione dell’ amore Divino.
In questo universale smarrimento noi, deboli di spirito, idioti morali, impoltroniti e imporriti nella nostra nera coscienza, non sappiamo neppure afferrare quella mano che da millenni si protende dal cielo. Quella mano martoriata e paziente, che sfiora le nostre fronti abbrutite da malvagie passioni e ci invita ad accettare la Sua Redenzione. Ci invita, noi ingrati, a saper vedere e comprendere il gran fatto della salvezza.
Invero, il pericolo che un po’ tutti corriamo è questo: occuparci di ciò che il mondo fa, e non preoccuparci di quello che per noi ha fatto Gesù. Perché noi non siamo “stati riscattati con cose corruttibili, come l’oro e l’argento, ma col prezioso sangue di Cristo, agnello senza difetto né macchia” (I Epist. di San Pietro 1:18-19,).
Si è vero: “Iddio mostra la grandezza dei proprio amore per noi, in quanto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Romani 5:8).
E’ morto non tanto e non solo per i suoi amici, quanto per i suoi nemici. Non solo per coloro che in Lui hanno creduto, ma soprattutto per quelli che dubbi e tentazioni consumano.
E’ morto per quelli che lo hanno difeso, ma anche per chi lo ha offeso. E’ morto soprattutto rispondendo col perdono e con l’accettare gli spasimi di una morte infame e atroce, che tu ed io, che noi tutti avremmo dovuto subire.
Non vuoi anche tu, come i figli dell’eroica madre, esserGli riconoscente ? Non vuoi accettare la Sua salvezza, il Suo perdono, il Suo sacrificio?
Ricordati, Egli ci ha amati oltre l’amore.
