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“Non giudicate, e non sarete giudicati; non condannate, e non sarete condannati; perdonate, e vi sarà perdonato” (Luca 6:37; cfr Matteo 18:23-25).
In ‘Vivere riconciliati’, A. Cencini scrive: è “successo tempo fa a un mio confratello. Aveva raccontato ai suoi ragazzi la parabola del figlio prodigo, poi aveva chiesto che gliene scrivessero il riassunto. Uno di loro scrisse così: Un uomo aveva due figli, quello più giovane però non ci stava tanto volentieri a casa, e un giorno se ne andò via lontano, portando con sé tutti i soldi. Ma a un certo punto questi soldi finirono e allora il ragazzo decise di tornare a casa perché non aveva neanche da mangiare. Quando stava per arrivare, suo padre lo vide e tutto contento prese il bastone e gli corse incontro. Per strada incontrò l’altro figlio, quello buono, che gli chiese dove stava andando così di corsa e con quello arnese: ‘È tornato quel disgraziato di tuo fratello; dopo quel che a fatto si merita un bel po’ di botte!’. ‘Vu oi che t’aiuti anch’io, papà?’. ‘Certo!’ risponde il padre. E così, in due, lo riempirono di bastonate. Alla fine il padre chiamò il servo e gli disse d’uccidere il vitello più grasso e di fare una grande festa,perché s’era finalmente cavato la voglia di punire quel figlio che gliel’aveva combinata proprio grossa!.
Mente fantasiosa o ragazzino distratto? No, il mio confratello mi ha assicurato che era attentissimo. È un classico caso di rigetto intellettuale o di distorsione percettiva: la sua mente non poteva accettare l’epilogo proposto dal Vangelo: è una cosa assurda quel padre che perdona, non è credibile il figlio che si pente, ha ragione l’altro fratello a lamentarsi. E così, probabilmente senza avvedersene, aveva aggiustato la finale dandole un esito più ‘normale’ e conforme ai criteri di giustizia d’una società che sta smarrendo il senso del perdono, che non crede a chi si pente, che ha sostituito la gratuità con la rivendicazione.
Quel ragazzo è figlio di questa società. E un po’ lo siamo tutti noi e le nostre comunità. Il perdono non ci viene facile e spontaneo, spesso è solo un desiderio o uno sforzo, ma esistono anche religiosi che vivono con il risentimento nel cuore, che sembrano non potere (non voler) dimenticare i torti e ferite (a volte immaginari) ricevuti nel passato, e sono profondamente infelici e seminano tristezza e astio. È una cosa grave e forse no così rara”.
Possiamo avvertire nei nostri cuori la gioia del perdono divino, mentre proviamo rancore o ostilità verso qualcun’altro? No! Sta scritto, in Matteo 6:14,15: «Poiché se voi perdonate agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonate agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».
Colui che desidera vivere nella pace di Cristo necessita, imitando il suo Signore, di perdonare: “Siate invece benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda, come anche Dio vi ha perdonati in Cristo” (Efesi 4:32).
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Ora, Hope Channel offre al mondo il meglio per quanto riguarda lo studio della Bibbia e gli approfondimenti per vivere bene, mettendo a disposizione dei telespettatori gli ospiti e gli esperti dei programmi in diretta. Tutti i nuovi programmi saranno disponibili in tutto il mondo su Hope Channel, Hope Channel International, Hope Channel Europe, e in diretta su Hope Channel India.
È possibile telefonare, mandare un sms, un’e-mail, o una lettera per porre delle domande ai conduttori del programma e agli esperti presenti in studio. Inoltre, nel corso della settimana, i nostri presentatori potranno interagire attraverso il sito web, il blog, le pagine di Facebook e Twitter di ogni programma.
Ecco alcuni programmi:
- Let’s Pray. Non pregherai più da solo! Kandus Thorp e David Franklin presentano profonde intuizioni spirituali nell’arte e nella scienza della preghiera. I conduttori, gli ospiti esperti e gli spettatori possono pregare insieme per qualcuno. Sul sito web della trasmissione Let’s Pray si sta formando una comunità di preghiera online.
- StoryLine. In questo programma condotto da Chantal Klingbeil gli ospiti svelano i preziosi insegnamenti contenuti nelle storie bibliche e li trasportano nelle circostanze della nostra vita quotidiana. Ogni settimana entriamo nel mondo di un nuovo personaggio biblico alle prese con problemi della vita e seguiamo il modo in cui egli interagisce con il Dio vivente che offre delle risposte.
- Cross Connection. In Cross Connection, il past. Oleg Kostyuk conduce uno studio e una conversazione su Gesù con gli esperti ospiti in studio e con le persone che chiamano da casa. Fa collegamenti tra l’antico sacrificio di Gesù Cristo sulla croce e il nostro attuale bisogno di perdono. Ogni puntata prende in esame la vita di Gesù Cristo basandosi sulle testimonianze dei Vangeli sinottici, Matteo, Marco e Luca, e del Vangelo di Giovanni.
- Battle for Beginnings. Il titolo potrebbe far pensare a un film di fantascienza, ma questo non è un film di Hollywood. La lotta per la vita eterna è molto reale. Usando la Bibbia, Brad Thorp spiega come Dio offre libertà e amore, mentre Satana vuole farci credere che siamo soli e che a nessuno importa di noi.
- Disclosure: The Future Declassified. Shawn Boonstra risponde ad alcune delle più intriganti domande sulla fine del mondo. Possiamo sapere con certezza cosa aspettarci dal domani? Gli antichi profeti videro il giorno in cui viviamo proprio ora? Osservate come i misteri della Bibbia si dischiudono in Disclosure: The Future Declassified.
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I consulenti legali della Chiesa avventista del 7° giorno affermano che una sentenza di questa settimana della Corte Suprema degli Stati Uniti protegge ulteriormente le chiese dalle interferenze governative. Con una decisione storica, la più alta corte della nazione ha stabilito che il governo non può mettere in discussione le decisioni di una comunità religiosa su chi deve insegnare nelle scuole da essa gestite.
La sentenza unanime chiarisce il ruolo della “eccezione ministeriale”, che ha già protetto alcune chiese negli Stati Uniti da indebite interferenze di governo e tribunale, ha dichiarato Todd McFarland, un consulente associato dell’Office of General Counsel della Chiesa avventista mondiale. Mentre i tribunali di grado inferiore hanno applicato l’eccezione ministeriale per decenni, questa ultima sentenza segna la prima volta per la Corte Suprema. “Per la Chiesa avventista negli Stati Uniti, questo significa che i tribunali non metteranno più in dubbio l’assunzione e il licenziamento dei nostri pastori e insegnanti”, ha affermato McFarland, aggiungendo che la decisione libera la chiesa e le permettere di prendere decisioni sui suoi impiegati senza preoccuparsi che un “giudice laico e una giuria “possano mettere in discussione le loro motivazioni. “Siamo soddisfatti del risultato”, ha conclu so.
La sentenza dell’11 gennaio respinge l’azione legale di un insegnante di una scuola luterana del Michigan. Cheryl Perich, pastora accreditata e insegnante, era stata licenziata dopo una diagnosi di narcolessia, nel 2004, che non le avrebbe permesso di svolgere il suo lavoro. La Chiesa evangelica luterana Hosanna-Tabor ha sostenuto che la malattia della Perich e le conseguenti assenze avrebbero gravato sul personale e sul bilancio della scuola, entrambi limitati. Tuttavia, Perich ha sostenuto che la chiesa stava violando la legge sugli americani disabili e ha minacciato di presentare una denuncia alla Commissione per le pari opportunità nel lavoro (Eeoc) degli Stati Uniti. Dopo che la Chiesa luterana ha accusato Perich di violare la dottrina della Chiesa sulla risoluzione dei conflitti interni, l’Eeoc ha citato Osanna-Tabor per aver impedito alla Perich l’esercizio di suoi diritti secondo la legge.
Anche il 6° circuito della corte d’appello degli Stati Uniti era convinto dopo aver fatto i conti dei minuti spesi ogni giorno dalla Perich per i suoi doveri laici e religiosi. Hanno determinato che la Perich aveva trascorso 45 minuti al giorno nello svolgimento di attività religiose e ciò non era sufficiente per applicare la “eccezione ministeriale” alle leggi sulla discriminazione.
Applicando l’eccezione significa che i tribunali non possono intromettersi nella decisione di una chiesa di nominare, eleggere o licenziare i “ministri di culto” e, a loro volta, tali ministri non possono denunciare le loro chiese per le controversie riguardanti il lavoro.
La più alta corte della nazione ha visto il caso in modo diverso. I giudici della Corte Suprema hanno ritenuto le credenziali ministeriali della Perich e l’indennità di alloggio che lei percepiva dalla chiesa come prove del fatto che lavorava come un ministro di culto.
La Chiesa avventista è stata tra le tante organizzazioni religiose che sono state interpellate come periti del tribunale a supporto della gestione della scuola luterana. Essa ha citato il valore dell’educazione religiosa ed delineato la storia dell’eccezione ministeriale, compreso il suo fondamento nella separazione tra Stato e Chiesa. Oltre al sostegno alla decisione della Corte Suprema, i consulenti legali avventisti si sono chiesti se la sentenza dà ora alle chiese il permesso di operare “abusi o maltrattati” verso i dipendenti, ha affermato McFarland. “La risposta più semplice è ovviamente ‘No’”, ha dichiarato, “ma è vero che ci sono ora alcuni dipendenti di chiesa – non tutti, e certamente nemmeno una maggioranza – che ora hanno potenzialmente meno protezione nei tribunali”.
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La Comunità volontari per il mondo e la Chiesa cristiana avventista del 7° giorno organizzano a Chieti, in collaborazione con la Caritas Diocesana e l’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso dell’Arcidiocesi di Chieti-Vasto, l’incontro pubblico “Credere nell’era della globalizzazione”. Crisi economica, grandi cambiamenti politici e perdita d’identità. La società moderna è sempre più in crisi, ma non sempre il difficile corrisponde all’assenza di speranza, di visione positiva. Può questo tempo essere un’opportunità unica per rielaborare un pensiero su Dio? Perché credere e in quale Dio credere? E quale ruolo hanno le Chiese tra vecchi e nuovi idoli? Sono questi alcuni dei temi che saranno affrontati venerdì 13 gennaio, alle ore 17.00, presso la sala conferenze della Fondazione Carichieti, in Corso Marrucino – Largo M. della Libertà. Interverranno: Dora Bognandi, direttore aggiunto del Dipartimento Affari Pubblici e Libertà Religiosa della Chiesa cristiana avventista nazionale; Paolo Todaro, pastore della chiesa avventista di Scafa; Nico Santilli, sacerdote, responsabile dell’Ufficio ecumenismo e dialogo interreligioso dell’Arcidiocesi di Chieti Vasto. Modera Sipontina Beverelli, giornalista del quotidiano Il Centro. L’incontro è patrocinato dalla Prefettura, dalla Provincia e dal Comune di Chieti. Interverranno al dibattito anche gli esponenti delle principali comunità religiose presenti nella provincia. Per scaricare la locandina cliccare qui.
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Continua, in Ungheria, la saga del riconoscimento dello status ufficiale delle Chiese. Alla fine dell’anno appena trascorso, i sostenitori della libertà religiosa avevano accolto la sentenza della Corte Costituzionale del paese che bocciava la controversa legge sulle Chiese, la cui entrata in vigore era prevista per il 1° gennaio 2012, che toglieva il riconoscimento ufficiale a oltre 300 fedi minoritarie, tra cui anche la Chiesa avventista.
In realtà, si è appreso che la Corte Costituzionale aveva ribaltato la legge sulle Chiese solo per motivi meramente tecnici e, il 30 dicembre, il partito conservatore ungherese di maggioranza ha “facilmente” reintrodotto e approvato la stessa legge che è ora in vigore. È quanto afferma Dwayne Leslie, rappresentante legislativo della Chiesa avventista mondiale a Washington.
Il Parlamento d’Ungheria ritiene necessaria la legge per eliminare imprese commerciali od organismi registratisi come chiese solo per ottenere diritti e privilegi. Inoltre, per la maggioranza governativa la legge non viola la libertà religiosa. Non “vieta” il culto secondo qualsiasi tradizione religiosa, ha recentemente scritto il ministro delle comunicazioni ungherese, Zoltan Kovacs, sul Wall Street Journal. Kovacs ha asserito che la legge delinea semplicemente come le Chiese possono ottenere il riconoscimento ufficiale “se dimostrano di essere abbastanza popolari”. Una condizione richiede che ogni Chiesa provi di avere una storia decennale nel paese e più di 1.000 membri.
Il governo ungherese sta “facendo sforzi per spiegare alla comunità internazionale che questa non è una questione di diritti umani”, ha affermato Ganoune Diop, rappresentante della Chiesa avventista presso le Nazioni Unite. “La situazione in Ungheria è molto complessa, e ci sono diverse questioni in gioco, economiche, giudiziarie, legislative e, davanti a tutte, religiose. Il governo vede la de-registrazione delle Chiese come una risposta, in parte, alle enormi sfide che il paese sta affrontando”, ha aggiunto Diop. Alcuni esperti hanno addirittura previsto che in Ungheria si profili all’orizzonte una recessione. “Dobbiamo dar voce alle nostre preoccupazioni per la de-registrazione delle Chiese, ma qualunque cosa diciamo sulla situazione nel paese sia espressa con prudenza e sensibilità verso il contesto e la sovranità dell’Ungheria”, ha concluso Diop.
Molti membri della comunità internazionale della libertà religiosa sostengono che, indipendentemente dalle lotte interne del paese, la legge pone delle sfide inutili per legittimare le organizzazioni religiose. “Ora non abbiamo soltanto uno standard oggettivo di ciò che costituisce una chiesa, ma abbiamo anche bisogno di due terzi dei voti del Parlamento per poter diventare una religione ufficiale, e pensiamo che ciò sia problematico”, ha affermato Leslie. Attualmente, 82 delle circa 300 minoranze religiose de-registrate in seguito alla recente legge hanno presentato domanda per lo status ufficiale, tra di esse la Chiesa avventista del 7° giorno. Secondo gli analisti della libertà religiosa, le disposizioni della nuova legge indicano che quelle chiese che hanno già fatto domanda per lo status non avranno un gap nel riconoscimento ufficiale. Manterranno il riconoscimento precedente mentre attendono la decisione definitiva del Parlamento. I parlamentari, dal canto loro, arriveranno a una decisione entro la fine di febbraio. Secondo i dirigenti avventisti in Ungheria, “la comunicazione con il governo” suggerisce che la Chiesa avventista riacquisterà il riconoscimento ufficiale.
“Un miglioramento positivo della nuova legge è che non vieta alle denominazioni di utilizzare il termine ‘chiesa’ anche se esse non sono accettate dal Parlamento”, ha affermato Ocsai Tamás, presidente dell’Unione avventista ungherese. Le Chiese alle quali il Parlamento non concederà il riconoscimento ufficiale riceveranno lo status di “associazione religiosa”, ha aggiunto.
“Speriamo che alcune Chiese in Ungheria – tra le quali la Chiesa avventista che opera nel paese da oltre un secolo – avranno una risposta positiva [il prossimo mese]“, ha affermato John Graz, direttore del Dipartimento Affari Pubblici e Libertà Religiosa della Chiesa avventista mondiale. “Invitiamo tutti i credenti a pregare per la libertà religiosa in Ungheria, in modo che la nostra e altre Chiese possano continuare a operare per il bene della nazione come lo hanno fatto in passato”, ha concluso Graz. I dirigenti avventisti in Ungheria continueranno a monitorare la situazione da vicino, insieme con la comunità globale della denominazione.
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Diecimila biglietti potrebbero essere stati già venduti per il nuoto sincronizzato alle Olimpiadi di Londra 2012, ma gli oltre 10.000 membri della Chiesa avventista della zona londinese si preparano a sincronizzare le loro attività sociali e di testimonianza in modo che possano coincidere con il più grande evento sportivo che Londra abbia mai vissuto.
Tra gli avventisti che saranno impegnati nel volontariato durante le Olimpiadi vi è il past. Richard Daly, della chiesa di Croydon. Il suo ruolo, in quanto parte dello staff dei cappellani, consiste nel lavorare con gli atleti, gli amministratori e gli altri volontari di fede cristiana per offrire servizi religiosi, momenti di preghiera e studio della Bibbia nel Villaggio Olimpico e in altri luoghi dell’arena olimpica. “Come ex atleta che ha gareggiato a livello nazionale, è per me un privilegio unire la gioia per lo sport alla vocazione di ministro di culto. Soprattutto è un privilegio rappresentare la mia Chiesa”, ha affermato Daly. Ha poi aggiunto di essere felice di sapere che la Chiesa avventista del 7° giorno è insieme con le Chiese tradizionali del Regno Unito in questa opera. Infatti, il past. Colin Stewart è il rappresentante avventista del comitato organizzatore “Going for Gold” (il comitato “Più dell’oro” britannico, ndt). Egli afferma che vi sono molti modi in cui le chiese e gli individui possono essere coinvolti. Molte chiese, in particolare nella zona di Londra, si preparano per l’evangelizzazione che andrà a integrare lo spirito olimpico, inoltre apriranno le sale parrocchiali durante l’evento in modo che la persone che vivono intorno alle chiese possano godere dello spirito olimpico in maniera diversa dal solito pub. I preparativi comprendono corali, teatro di strada e testimonianza.
Il presidente della Federazione avventista dell’Inghilterra meridionale, past. Sam Davis, incoraggia i dirigenti e i membri delle chiese a prepararsi per l’evento. “Non possiamo far passare il 2012 e perdere l’occasione di essere presenti alla maggiore festa di casa nostra, le Olimpiadi di Londra 2012. Non tutti possiamo essere interessati allo sport, ma possiamo dare il nostro meglio per fare del bene in questa festa culturale”, ha affermato, facendo poi notare che la diversità presente nella nostra Chiesa e le molte lingue rappresentate possono essere una risorsa per testimoniare durante il periodo olimpico.
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“Che cos’è l’uomo perché tu lo ricordi? Il figlio dell’uomo perché te ne prenda cura? Eppure tu l’hai fatto solo di poco inferiore a Dio, e l’hai coronato di gloria e d’onore” (Salmo 8:4-5).
Nel suo libro ‘Vivere riconciliati’, A. Cencini scrive: “Un tempo non avevo dubbi e davo per scontato che è molto più faticoso integrare e il male che il bene. Oggi non ne sono più così sicuro: c’è gente che non riesce ad accorgersi e godere della propria realtà positiva! Le due integrazioni sono senz’altro legate tra loro, ma da un punto di vista intrapsichico forse viene data una precedenza all’analisi del rapporto con il proprio negativo. La ragione è questa, noi siamo più spaventati dal male che non attratti dal bene; lo spavento richiama l’attenzione concentrandola tutta lì, sul negativo, e distraendola dalla percezione del positivo. Il risultato è una distorsione percettiva: vediamo solo e soprattutto il nostro male, le nostre debolezze, incidenti e responsabilità morali; finché alla fine non ci appare tutto nero e ci arrabbiamo con la vita. Oppure, preferiamo non pensarci più: meglio dimenticare e ignorare… Qualcuno ci riesce, ma i più riescono solo a cancellare il bene presente nella loro storia: non lo vedono più o lo sottovalutano o non ci credono.
Così il bene viene sepolto, è un capitale non goduto.
La non integrazione del male impedisce la percezione del bene. Finché non c’è una esperienza piena del perdono, il peccato o la paura del peccato continueranno a disturbare il nostro presente e deformare il passato, inimicandoci la vita.
Il perdono che ci viene dal Padre, invece, ci riconcilia con la nostra storia, non solo con Dio; ci fa scoprire non semplicemente il nostro male, ma anche il nostro bene; è festa, non solo penitenza, perché ci libera dentro dalla paura d’aver sbagliato tutto, di trascinarci dietro un passato che sarebbe meglio dimenticare, d’essere dei falliti perché deboli e attratti dal male. La misericordia del Padre recupera questo passato, elimina dal nostro cuore il terrore di guardarlo, ci dona occhi nuovi perché sappiamo vederlo nella sua realtà, senza deformazioni pessimiste e letture parziali. Soprattutto ci toglie quello spavento del male che ci impedisce di scorgere il bene, e ci fa capire che quanto è successo non è da buttar via né da dimenticare”.
“Esaminami, o Dio, e conosci il mio cuore. Mettimi alla prova e conosci i miei pensieri. Vedi se c’è in me qualche via iniqua e guidami per la via eterna” (Salmo 139: 23,24)
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VIDEO OnDemand
Programmi registrati. Una serie di video che puoi visualizzare in qualsiasi momento della tua giornata. Accedi alle varie playlist cliccando sui canali esistenti: salute, documentari, fenomeni paranormali, archeologia biblica, storie per bambini….
Video Streming
Programmi in diretta.
Sezione dedicata ai programmi in diretta streaming erogati dalla comunità di Firenze.
Tutti i sabato mattina alle ore 9:30 con la Scuola del Sabato, studio comunitario della Bibbia. Alle ore 11 con la Parola di Dio.
Accedi e fai conoscere il nuovo sito: video.avventisti.it
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E’ una bella sensazione scoprire la natura che ci circonda, aprire gli occhi e la mente per comprendere come siamo fatti.
La creazione, scoperte sorprendenti con filmati mozzafiato, e soprattutto con una guida d’eccezione: la Bibbia.
Un’opera per capire la scienza con una chiave cristiana.
I DVD contengono documentari scientifici a sostegno della creazione per affrontare una seria e approfondita riflessione sulle ragioni del creazionismo.
Chi è interessato può acquistarli tramite il sito delle Edizioni AdV,clicca qui
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20.000 persone hanno partecipato pacificamente, sabato 17 dicembre a Firenze, alla marcia organizzata dalla comunità senegalese per ricordare Samb Modou e Diop Mor, le due vittime del killer che, martedì 13 dicembre, ha colpito in piazza Dalmazia e al mercato di San Lorenzo a Firenze. Ma anche per dire un forte no al razzismo.
Radio Voce della Speranza (Rvs) ha voluto essere testimone della significativa risposta di solidarietà e fermezza che non solo i fiorentini, ma anche tante persone venute da tutta Italia, hanno voluto dare alla comunità senegalese, alla città, al Paese, e pure a coloro che vogliono continuare a far passare ideologie di morte. “Crediamo che sia un nostro dovere civile, e … crediamo che dei credenti non si possono sottrarre alle loro responsabilità di combattere il razzismo”, ha affermato Roberto Vacca nella puntata del programma “L’Altro//Binario” andata in onda martedì 20 dicembre. “Siamo convinti che di fronte a Dio non ci sono differenze, dunque crediamo che noi uomini non possiamo porre queste differenze lì dove Dio non le pone”, ha concluso.
L’inviato Claudio Coppini ha camminato in mezzo alle persone dando la possibilità a molte di loro di esprimersi sull’accaduto e sulle motivazioni della loro presenza alla manifestazione.
“È stato un bel clima”, ha commentato Coppini in studio durante il programma. “Credo che i senegalesi siano stati molto bravi anche come organizzazione di contenimento . Si è respirato un clima di pace”, ha aggiunto. Nel porgere il microfono per le interviste, Coppini ha anche evidenziato come “si prediligeva un certo silenzio”.
Alla manifestazione era presente anche Mauro Sbrillo, collaboratore di Rvs. “Ci sono state due cose che mi hanno colpito positivamente, ad esempio ho visto passare più di una volta persone di colore che parlavano tra di loro in italiano; poi, ho guardato molto e secondo me il cinquanta per cento dei partecipanti era di pelle bianca, e questo è un grossissimo risultato”, ha affermato Sbrillo nel commentare l’evento durante il programma “L’Altro//Binario”.
Nel corso del cammino nella manifestazione vi è stata l’opportunità di ascoltare alcune voci delle comunità africane in Italia e anche voci della politica nazionale e locale, come Pape Diau, Niki Vendola, Mercedes Frias, Enrico Rossi, Cecil, Maurizio Landini, Paolo Ferrero, Stefania Saccardi, Francesco Bonifazi, Massimo Mattei, Alessandro Martini.
Per ascoltare il programma cliccare qui.
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