Archivio della Categoria 'News dal mondo'
In quanto pastore della chiesa avventista di Torino, sono stato particolarmente toccato da ciò che è accaduto nella mia città con l’incursione al campo nomadi. Eventi di questo genere fanno ritornare alla mente i linciaggi avvenuti nella storia da parte di chi pensa di fare da sé, ciò che secondo lui le istituzioni non riescono a garantire: proteggere l’identità del gruppo dal diverso, dallo straniero, da chi viene considerato pericoloso. Purtroppo, sia in Europa sia in Italia, stanno aumentando in modo esponenziale le attività di gruppi estremisti che spesso si richiamo al neonazismo con azioni xenofobe e molte volte anche antigiudaiche.
Come cittadini e come credenti siamo chiamati a rimanere molto vigili verso questo tipo di manifestazioni senza mai abbassare la guardia. Il comitato della chiesa cristiana avventista di Torino si riunirà stasera, 15 dicembre, per inviare una lettera al Sindaco della nostra città, on. Piero Fassino.
Come comunità Avventista ci impegniamo a trasmettere valori d’amore e comprensione fra i popoli educando le diverse generazioni a vivere ciò che il Cristo stesso ci ha insegnato con la sua vita improntata alla non violenza e all’amore verso tutti indistintamente. Gesù ci ha detto espressamente che il nostro amore deve essere rivolto anche ai nostri nemici. Saremo contenti nel vedere, allo stesso tempo, che anche le istituzioni continuino ad impegnarsi per dare un impulso sempre maggiore a politiche di integrazione e di promozione del diritto di cittadinanza, per impedire che, soprattutto in momenti particolari come quello che stiamo vivendo, possano prevalere l’odio e la discriminazione verso coloro che sono considerati diversi ma che, invece, sono uguali a noi, nostri fratelli da abbracciare.
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I fatti di questi ultimi giorni, legati all’uccisione di alcuni ambulanti senegalesi a Firenze, ci hanno fatto rabbrividire. Siamo rimasti attoniti perché questa volta non abbiamo potuto “giustificare” il fatto legandolo a un eventuale regolamento di conti tra persone che vivono ai margini della legalità, in ambiti malavitosi. Ci sembra che sia, almeno che non vengono fuori nuovi elementi, un vero e proprio atto di razzismo. E anche se il gesto dell’assassino può essere certo definito come il gesto di un folle, alimentato probabilmente dalla frequentazione di ambienti in cui si respira aria di intolleranza, ci chiediamo se tutto finisca lì. Il sospetto in realtà è che dietro questo episodio emblematico si nasconda qualcosa di più. Una domanda riecheggia nelle nostre menti: stiamo diventando razzisti? Forse lo siamo sempre stati ma non ab biamo voluto ammetterlo? Forse non lo eravamo, ma l’essere stati abituati dai media, in questi anni, a percepire lo straniero quasi esclusivamente come una minaccia, in un contesto di crisi economica e valoriale come il nostro, ci rende oggi particolarmente vulnerabili! Forse nei casi più fortunati siamo stati abituati alla tolleranza, ma adesso promuovere la tolleranza non basta più! L’atteggiamento di tolleranza lascia la porta aperta, per sua natura, all’intolleranza: tolleriamo qualcosa o qualcuno che non ci piace, ma fino a quando potremo tollerare? La strada da percorrere credo sia piuttosto quella dell’incontro, del dialogo, del reciproco riconoscimento e dell’accoglienza. Certo, di belle frasi ci riempiamo facilmente la bocca, ma come fare in modo che questi obiettivi condivisibili e auspicabili trovino un riscontro nella dura quotidianità?
Noi personalmente cosa possiamo fare? Potremmo partecipare alle manifestazioni che si stanno organizzando in questi giorni in molte città italiane, per esprimere solidarietà nei confronti di tutti coloro che vivono e subiscono ogni giorno episodi di discriminazione e di sfruttamento. Sì, potremmo farlo! Ma credo che potremmo fare di più!
Come cristiani, come “seguaci del Cristo” intendo dire, noi potremmo fare di più: il nostro Signore ci ha spiegato ormai da qualche millennio che siamo tutti fratelli, che siamo cittadini del mondo e che fino a quando ci sarà qualcuno sulla faccia della terra nella povertà, non potremo ancora gioire pienamente. Non ci lasciamo confondere! Non ci lasciamo confondere da chi ci riempie la testa con i soliti luoghi comuni! Non ci “lasciamo vincere dal male”, dall’orrore, dalla paura, dallo sconforto, ma “vinciamo il male col bene”! Partiamo dalle nostre chiese che negli ultimi anni si sono arricchite di membri stranieri. Sappiamo bene che la convivenza non è facile, a volte crea disagio, inquietudine, incomprensioni. Queste difficoltà potrebbero spingerci a mettere i remi in barca, interrompendo il dialogo. Non lasciamo che accada!
Laddove ci siano, e ce ne sono, esperienze di interazione interculturale positiva facciamo in modo che abbiano una risonanza. Apriamo le nostre chiese, organizziamo feste dei popoli a cui invitare i nostri amici italiani e stranieri, a cui invitare esponenti delle amministrazioni pubbliche, associazioni che operano sul territorio, presenti nel quartiere in cui ci troviamo. Organizziamo delle mostre per far conoscere “gli immigrati” fuori dagli stereotipi con cui abitualmente vengono presentati. Organizziamo delle gite, delle attività sportive, culturali con la presenza di italiani e stranieri. Diamo a chi ci sta intorno la possibilità di vedere che si può stare bene insieme… lo Spirito Santo farà il resto! (Tamara Pispisa è membro del Servizio Multiculturalità della Chiesa avventista)
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Martedì 13 dicembre la cittadinanza fiorentina, in generale, e la comunità senegalese fiorentina, in particolare, sono state colpite da una terribile e tragica follia che ha spezzato la vita di Samb Modou, Diop Mor e Gianluca Casseri, l’omicida, oltre a provocare il ferimento grave di altre due vittime. Si tratta di un fatto gravissimo, che non ha nessuna giustificazione, e che trova in noi una sicura e totale condanna.
A nostro avviso, tuttavia, la cosa più preoccupante non è il fatto di cronaca in sé, un evento sporadico che difficilmente può incontrare l’approvazione di persone con una normale consapevolezza del bene e del male, quanto alcuni commenti che più volte sono stati fatti in merito alla tragedia. Ricordiamo, infatti, che quando la prima ipotesi era quella di un regolamento di conti di stampo mafioso, alcuni commenti dicevano pressappoco :
“sicuramente erano immischiati nel mondo della droga o della malavita, e avranno fatto un torto a qualche boss”. Quando poi, invece, il killer si è suicidato, e quindi si è capito che era solo un folle, i commenti sono diventati: “chissà che cosa avevano fatto a quell’uomo per portarlo a un gesto così estremo!”; “questi immigrati vengono qui, ci tolgono il lavoro, rubano nelle nostre case, e poi è normale che qualcuno esca fuori di testa e si vendichi”.
Riteniamo questi commenti preoccupanti, perché rivelano una sempre più diffusa xenofobia e un tentativo di scaricare sugli stranieri le colpe e il peso di molti mali della nostra società.
Pertanto, come chiesa avventista, noi denunciamo e condanniamo ogni forma di xenofobia, e richiamiamo tutti gli organi di informazione a una maggiore responsabilità nell’evitare di alimentare la sottocultura della diffidenza e della paura nei confronti del diverso, e favorire la promozione di una nuova e positiva consapevolezza del fatto che viviamo in un Paese che ormai è multietnico e multiculturale, la cui vera sicurezza consiste nel percorrere la via dell’accoglienza, del dialogo e dell’integrazione.
Invitiamo anche tutti i politici e le guide del Paese ad essere maggiormente attenti e responsabili nelle proprie dichiarazioni e nelle proprie proposte, evitando di alimentare pregiudizi e fobie nei confronti degli immigrati.
Infine, qualora ce ne fosse bisogno, ricordiamo a tutti coloro che si considerano cristiani che, secondo le parole pronunciate da Gesù e riportate in Matteo 25:34-46, l’accoglienza dello straniero è elemento distintivo del vero discepolo e criterio del giudizio divino per determinare chi è degno di ricevere la salvezza e la vita eterna.
Sugli omicidi di Firenze e alla luce di quanto successo a Torino, Radio Rvs ha realizzato, il 13 dicembre, una diretta del programma L’AltroBinario. Insieme con Claudio Coppini e Roberto Vacca sono diversi gli ospiti che hanno condiviso le loro riflessioni e i loro timori in relazione a quanto è successo: Giovanni Varrasi, psichiatra, già capogruppo dei Verdi nello scorso Consiglio comunale di Firenze; il pastore avventista Rolando Rizzo; la ex-parlamentare Mercedes Frias; Marie Fall, della comunità della Costa d’Avorio; e don Andrea Bigalli, referente di “Libera” per la Toscana. Per ascoltare il programma cliccare qui.
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Riportiamo la dichiarazione diffusa dai pastori delle chiese battista, valdese, metodista, luterana, avventista, dell’Esercito della Salvezza, dei fratelli, riformata svizzera, e della Missione “Cristo è la risposta”, di Firenze, in seguito all’uccisione di due senegalesi e al grave ferimento di altri due, avvenuti martedì 13 dicembre.
“Il Consiglio dei pastori e dei responsabili delle opere evangeliche di Firenze, attonito e addolorato per il grave atto di violenza che ha colpito la comunità senegalese e tutta la comunità cittadina, ricordando l’esortazione dell’Apostolo ‘Rivestitevi, dunque, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti di misericordia, di benevolenza, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza’ (Colossesi 3:12), ribadisce il proprio rifiuto verso ogni atto di odio e verso quella cultura xenofoba, contraria al messaggio d’amore di Gesù Cristo, che con inquietante leggerezza viene proposta e propagandata da alcune persone irresponsabili, creando un clima di intolleranza… Un clima che può esplodere in violenza cieca e assurda come dimostrano (seppur nella diversità degli episodi) il duplice omicidio a Firenze e il rogo del campo rom a Torino nei giorni scorsi.
Alla comunità senegalese, ai nostri fratelli e alle nostre sorelle del Senegal che, insieme a noi e come noi, fanno parte della città di Firenze, giunga un grande abbraccio e l’espressione della nostra cristiana solidarietà”.
Sul comunicato, Radio Rvs ha intervistato il coordinatore dei pastori e dei responsabili delle opere evangeliche di Firenze, Pawel Gajewski, pastore della chiesa valdese di Firenze. Per ascoltare l’intervista cliccare qui : http://www.radiovocedellasperanza.it/mp3/pgm/att/att_1323884363_14122011.mp3
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Tramite una comunicazione inviata a tutti i pastori avventisti in Italia, il Servizio Multiculturalità, istituito dall’Assemblea amministrativa 2010 della Chiesa, ha chiesto alle comunità avventiste di collaborare al progetto “L’Italia sono anch’io”. Voluta da diversi organismi e associazioni – tra cui Libera, la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, la Caritas, le Acli, la Cgil, ecc. – l’iniziativa raccoglie le firme per due proposte di legge di iniziativa popolare: una per offrire la cittadinanza ai bambini nati in Italia, l’altra per dar vita a una norma che permetta ai lavoratori stranieri regolarmente presenti in Italia da cinque anni di votare per le amministrative.
Il 22 novembre scorso, una delegazione evangelica si è incontrata con il Presidente della Repubblica e, in quell’occasione si è parlato anche dei diritti degli immigrati, in modo particolare delle difficoltà in cui si trovano i ragazzi nati e cresciuti in Italia che, arrivati a 18 anni, non possono più avere il permesso di soggiorno e rischiano di essere espulsi in Paesi che quasi non conoscono. Il Presidente Napolitano ha affermato che questa è una cosa assurda e addirittura folle. I bambini e i ragazzi di origine straniera sono fonte di speranza e parte integrante dell’Italia di oggi e di domani. Il Presidente ha ricordato non solo il contributo ideale rappresentato dai ‘nuovi italiani’, ma anche il loro apporto concreto allo sviluppo del Paese, con particolare riferimento alla sostenibilità del debito pubblico.
“Come avventisti, abbiamo diverse famiglie di stranieri che vivono da anni in Italia e hanno bambini nati qui”, ha affermato Dora Bognandi, direttore associato del Dipartimento Libertà Religiosa nazionale e membro del Servizio Interetnico. “Dare il nostro contributo a questa iniziativa significa rendere la vita di tante persone meno difficile e sentirci tutti parte di una stessa umanità con i suoi diritti e le sue necessità”, ha aggiunto.
La comunicazione del Servizio Multiculturalità propone alle chiese avventiste diverse modalità di collaborazione al progetto: prendendo contatti con i comitati territoriali già esistenti nelle proprie città; costituendo un comitato territoriale, se nella propria città non ve ne esiste già uno, insieme con le altre realtà cittadine; invitando i membri di chiesa italiani ad andare a firmare là dove sono organizzati i banchetti. Possono firmare solo i cittadini italiani maggiorenni davanti a un certificatore. Perché la proposta di legge sia valida, devono essere raccolte 50.000 firme entro e non oltre il mese di febbraio 2012. Tutte le informazioni e le sedi dei comitati territoriali che portano avanti l’iniziativa “L’Italia sono anch’io” sono sul sito www.litaliasonoanchio.it
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“Ho dodici anni. Faccio la cubista. Mi chiamano principessa”. Questo è il titolo del libro a cui i ragazzi, dai 12 ai 18 anni, della chiesa cristiana avventista di Bari si sono liberamente ispirati per realizzare un recital a conclusione della serie di conferenze “La chiesa avventista ne parla”, che quest’anno ha trattato il tema dell’adolescenza.
Sabato 3 dicembre, con replica giovedì 8, i giovani scout e Compagnon hanno proposto il loro lavoro alla presenza della giornalista e reporter del Messaggero Marida Lombardo Pijola, autrice del libro, suscitando momenti di estrema commozione e partecipazione, e trasmettendo ai presenti un forte messaggio cristiano. Particolarmente emozionante il finale, quando i ragazzi inaspettatamente hanno ricevuto in dono dalle mamme l’esecuzione personale della canzone “Figlio, figlio, figlio” di Roberto Vecchioni.
L’idea è nata dal desiderio dei ragazzi di approfondire temi come il sesso, la droga e più in generale il disagio giovanile che affligge moltissimi adolescenti. Un momento di estrema
fragilità.
“Il mio personaggio è lontano da me ma sono consapevole che questa realtà è comune a molti miei coetanei”, ha affermato Eleonora che ha recitato nei panni di Ilaria, la tredicenne cubista che dopo il frastuono della discoteca, aspetta che i genitori vadano a letto, per rollarsi una canna e dimenticarsi del suo “non-bambino”.
“Anch’io, come Arin, a volte sono confusa e mi lascio condizionare, ma alla fine in me ritrovo sempre i valori che mi sono stati inculcati fin da bambina”, ha confessato Anna che invece ha impersonato una sedicenne palestinese senza senso critico che, manipolata da falsi valori, accetta di farsi esplodere.
Al termine del recital, ha preso la parola la Dott.ssa Marida Lombardo Pijola, visibilmente emozionata e molto colpita dalla sensibilità dei ragazzi della comunità che lei stessa ha definito evidentemente “immunizzati” dal quel conformismo che invece travolge altri “quasi-bimbi” convinti che la sopraffazione dell’altro sia misura di valore, sprovvisti di autocontrollo, incapaci di scegliere tra bene e male in una sorta di grave analfabetismo emotivo: ed ecco i bulli, le lolite e i tossicodipendenti inseriti in un sistema di cose, tanto diffuso, da essere quasi considerato normalità.
Responsabili di questi fenomeni non sono soltanto i falsi modelli proposti dalla televisione, ma soprattutto i genitori a volte incapaci di portare a termine un progetto formativo che dia ai loro figli “gli anticorpi” necessari per difendersi. Anticorpi che i giovani cristiani avventisti sviluppano non solo grazie al fondamentale esempio dei loro genitori ma soprattutto grazie a quello di Gesù.
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Il 25 novembre è dedicato dall’Onu, fin dal 1999, alla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. La Federazione delle donne evangeliche in Italia (Fdei), di cui fa parte anche il Dipartimento nazionale dei Ministeri Femminili della Chiesa avventista, ha diffuso un documento in cui “invita tutte le donne evangeliche a farsi portavoce nelle loro chiese e nella società di un rinnovato impegno per combattere questa violenza”. Essendo il fenomeno della violenza contro le donne in aumento, la Fdei incoraggia le donne evangeliche a partecipare e a promuovere iniziative e incontri per combatterlo e denunciarlo. “In proposito, la Federazione ha raccolto con attenzione le recenti denunce sulla condizione dei bambini in Italia sia dell’Unicef che di Save the Children. I dati dell’Unicef sulla povertà dei bambini in Italia ci collocan o al terzo posto nella graduatoria dei paesi Ocse dopo Stati Uniti e Grecia, per il divario esistente tra bambini poveri e ricchi. Save the children, nel suo dossier di questi giorni sull’Italia, denuncia che su 10.229.000 minori (il 16,9 per cento del totale della popolazione) 1.876.000 vivono in povertà; tra questi, il 18,6 per cento in condizione di deprivazione materiale quasi totale. Questi dati dovrebbero far riflettere tutti, donne e uomini, non solo sul futuro di questi bambini, ma anche sul fatto che l’aumento, in Italia, del divario tra bambini ricchi e poveri vuol dire aumento del divario di povertà tra le famiglie italiane e condizioni di maggior difficoltà per le donne. Riteniamo infatti che una società più giusta, con meno sperequazioni sociali, sia la condizione essenziale di partenza per affrontare anche il problema della violenza sulle donne e per dare loro dignità sociale e possibilità di contribuire al benes sere di tutte e tutti. Anche dei bambini”, si afferma nel comunicato. Per leggere l’intero documento cliccare qui.
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Un folto gruppo di evangelici, circa un centinaio, delle diverse denominazioni è stato ricevuto, martedì 22 novembre, dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Oltre a valdesi, metodisti, battisti, luterani, Esercito della Salvezza, apostolici, chiese libere, avventisti del 7° giorno e pentecostali, erano presenti anche esponenti di altre fedi minoritarie come ebrei, induisti e buddisti, questi ultimi due ancora in attesa dell’approvazione delle loro Intese con lo Stato. Organizzata dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia, la giornata è proseguita, dopo l’udienza del mattino dal Capo dello Stato, con il Convegno “Il protestantesimo nell’Italia di oggi. Vocazione, Testimonianza, Presenza”, svoltosi presso la Sala Conferenze del Senato, nel pomeriggio.
Riuniti nella bella Sala delle Danze del Quirinale, alla presenza di Giorgio Napolitano, il past. Massimo Aquilante è stato il primo a prendere al parola. Dopo il saluto e la presentazione della delegazione, Aquilante ha evidenziato questioni come la laicità, la legge sulla libertà religiosa, le politiche di integrazione degli stranieri e la crisi dei valori e della morale nel nostro Paese, ponendoli sotto la luce della visione protestante ed evangelica. “Esiste un modo di essere laici, quello protestante, che nasce dal di dentro di un patrimonio teologico. […] Valorizzare questo patrimonio … può costituire un servizio reso alla crescita civile del Paese”, ha affermato Aquilante che ha poi presentato l’iniziativa “L’Italia sono anch’io”, tra i cui promotori vi è anche la Fcei. Si tratta di una campagna di racconta firme per due leggi di iniziativa popolare sul di ritto di cittadinanza dei figli di immigrati nati in Italia e sul diritto di voto nelle elezioni amministrative locali per gli immigrati regolarizzati.
Di laicità ha parlato la prof.ssa Elena Bein Ricco nel suo bell’intervento. Dopo aver ribadito il principio secondo cui “la società politica è tenuta a garantire i diritti di tutti senza discriminare né privilegiare nessuno”, Bein Ricco ha proposto una correzione del modello di laicità esistente, in cui le convinzioni morali e religiose non siano relegate nella sfera della vita privata, “a vantaggio di una forma di laicità che prospetti un nuovo modo di intendere lo spazio pubblico, non più vuoto ma affollato di presenze culturali e religiose di vario tipo, che si confrontano e anche si scontrano, arricchendo il dibattito della società civile” e in cui lo Stato laico promuove “l’interazione tra fedi, valori, tradizioni differenti” e garantisce “come arbitro imparziale, che tutte le concezioni possano partecipare al dibattito, impede ndo al tempo stesso che una prevarichi sulle altre”.
L’Iniziativa “L’Italia sono anch’io” e la libertà religiosa sono stati i temi dell’intervento del prof. Mario Miegge che, richiamandosi ad alcuni eventi storici, ha fatto notare come “la lotta per la libertà religiosa ha avuto lunga durata. Molto prima dell’Illuminismo e delle rivoluzioni d’America e di Francia, è stata sostenuta principalmente, e sovente a duro prezzo, da gruppi di cristiani dissidenti dalle chiese di Stato”.
Per ascoltare l’intervista di Radio Rvs di Firenze al past. Massimo Aquilante cliccare qui.
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La cappellana di un ospedale avventista in Germania ha ricevuto un riconoscimento nazionale per aver offerto alle donne incinte che non desideravano tenere il bambino un’alternativa sicura all’abbandono dei neonati, magari in un cassonetto o per strada,. Questo mese, Gabriele Stangl, cappellana del Waldfriede Adventist Hospital a Berlino, è stata insignita della Medaglia al Merito della Germania per aver messo in funzione ciò che lo staff dell’ospedale chiama la “culla”, una scatola imbottita posta dietro l’ospedale e accessibile da una piccola entrata non monitorata, in cui le donne possono lasciare i loro bambini indesiderati mantenendo l’anonimato. Quando una madre lascia il neonato nella culla, i sensori attivano un allarme ritardato così la donna può lasciare la zona prima che il personale infermieristico sia avvisato.
Negli ultimi dieci anni, 20 sono i neonanti lasciati nella “culla” da giovani madri disperate. “Ciascuna di queste donne è terrorizzata, per vari motivi, dal fatto che la gravidanza sia resa nota”, ha affermato Stangl. “In seguito, molte delle donne trovano il coraggio di ritornare in clinica e registrare la loro identità”, ha aggiunto. Anche se solo un terzo di queste donne alla fine rivuole il suo bambino, quasi tutte finiscono per decidere di dare al loro figlio l’opportunità di sapere un giorno chi è sua madre. Le donne hanno otto settimane di tempo per riavere indietro il figlio. I neonati che restano sono dati in affidamento e in adozione.
Gabriele Stangl ha sentito storie di donne che venivano dimesse dalla sala parto perché non volevano rivelare la loro identità. Al Waldfriede, oltre cento donne hanno dato alla luce il loro bambino anonimamente. Senza questa possibilità, molte di esse avrebbero partorito nei bagni pubblici o in posti nascosti, senza assistenza medica. Delle donne che abbandonano i loro bambini, molte tornano a registrare le loro identità e a riprendere i loro figli. L’ospedale Waldfriede offre supporto psicologico e counseling alle donne che ritornano per aiutarle ad affrontare decisioni difficili. La culla del Waldfriede è simile a un’altra situata in una struttura non ospedaliera di Amburgo. “Quando ne ho sentito parlare, ho pensato che un ospedale sarebbe stato più adatto per questa cosa”, ha affermato Stangl che ha ringraziato i vertici dell’ospedale per aver appoggiato la sua idea. Stangle presta servizio come cappellana al Waldfriede dal 1996. Nel 2008, l’Association of Adventist Woman le ha conferito il titolo di “donna dell’anno”.
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