Questo articolo è stato scritto venerdì, 13 agosto 2010 alle ore 12:00 e si trova dentro News dal mondo. Puoi seguire tutte le risposte iscrivendoti al feed dei Commenti. Salta alla fine e inserisce una risposta.
Una nuova ricerca può aiutare la diagnosi precoce dell’Alzheimer
Diversi ricercatori dell’Università statunitense Loma Linda, la principale scuola di medicina della Chiesa Avventista del 7° Giorno, hanno scoperto ciò che essi sperano sia un metodo per diagnosticare l’Alzheimer ai primi stadi, quando è più facile curarlo. I neuro ricercatori hanno trovato una traccia dei biomarkers – proteine nel sangue che mostrano la gravità o la presenza di una malattia grazie alla loro elevata concentrazione – che potrebbe portare alla diagnosi precoce del morbo. L’equipe di ricercatori dell’Università Loma Linda, in California, e dell’Università George Mason, in Virginia, avevano già pubblicato i risultati dei loro studi sul numero 19 del Journal of Alzheimer’s Disease, all’inizio dell’anno. Usando la spettrometria di massa, una tecnica analitica che permette di determinare la composizione elementare dei campioni, gli scienziati hanno schermato una bassa quantità di siero proteine e frammenti di proteine alla ricerca di prodotti legati all’esistenza dell’Alzheimer. L’equipe è costituita da Claudius Mueller, che si è laureato all’Università di Loma Linda; Wolff Kirsch, professore di chirurgia neurologica e biochimica alla Loma Linda; Lance Liotta, professore di scienze all’Università George Mason; e il neo laureato della Loma Linda Matthew Schrag. Mueller, che attualmente lavora presso l’università della Virginia, ha affermato che l’equipe ha cercato “i rifiuti” nel sangue, le scorie rilasciate dal processo di infiammazione. Il danno causato dall’Alzheimer al cervello lascia un segno anche nei primi stadi, ha specificato Kirsch. Questa malattia, che prende il nome dal neurologo tedesco Aloysius Alzheimer che per primo ha descritto la patologia nel 1906, distrugge le cellule e il tessuto nervoso del cervello. Lo stato avanzato del morbo fa perdere la capacità di comunicare, la memoria e l’autosufficienza. La scoperta dei biomarkers nello stadio iniziale dell’Alzhaimer è importate perché è l’unico momento in cui la malattia può essere curata, ha affermato Liotta.
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