27 gennaio. Giorno della memoria


Vincenzo Annunziata - Qualcuno non conosce ancora questa data? Se fosse cosi, sarebbe grave. Il giorno della memoria, per non dimenticare quanto l’uomo possa essere crudele, quanto possa odiare i suoi simili. La Shoa. Milioni di individui sono morti in seguito alle atrocità perpetrate durante il nazismo, tra i quali più di 6 milioni di ebrei furono sterminati dal 1933 al 1945. Una giornata per ricordare lo sterminio degli ebrei, ma anche degli omosessuali, dei Testimoni di Geova, dei gitani, degli handicappati, degli oppositori al regime nazista. Mantenere la memoria è un insegnamento che ha le sue radici nella Bibbia, dove i verbi ricordare e non dimenticare ricorrono ben 200 volte.
Nel periodo più buio del Novecento, sono state soppresse milioni di vite, mentre il mondo guardava e non parlava, non protestava. Gli ideali politici a volte sono al disopra della razionalità umana.
La storia non insegna ancora, anche oggi ci sono azioni dettate dall’odio contro coloro che si ritengono diversi. Ma, come allora, tanti hanno provveduto, nel silenzio, a salvare delle vite umane, cosi oggi c’è chi si adopera, nel suo piccolo, per la pace. Ricordiamo ad esempio le iniziative di pace tra i ragazzi palestinesi ed israeliani, che si svolgono ogni anno, in estate, a Poppi.
Durante la seconda guerra mondiale, anche degli avventisti si sono adoperati per la salvezza di alcuni ebrei. Il pastore avventista Laszlo Michnay è stato presidente della Chiesa in Ungheria per 17 anni, parte dei quali includevano anche il periodo della Shoà. Rischiando la sicurezza propria e della famiglia, protesse molti ebrei in casa sua e nella chiesa. Daniele Cupertino, pastore avventista, mentre era a Roma ospitò degli ebrei perseguitati dai fascisti, dal 1941 al 1945, e per questo venne insignito dalla massima onorificenza dello Stato d’Israele. Altri sono diventati avventisti. Isaac Kleiman, che allora aveva 17 anni, era tra i sospettati: era ebreo, i nazisti avevano ucciso la sua famiglia. Isaac afferma: “A poco a poco, ho percepito l’idea di un Dio d’amore, che non era solo onnipotente e giusto, ma un Dio amorevole che si sacrificava, e ho iniziato a credere in lui. Le due donne cristiane (avventiste) che, ospitandomi, erano pronte a sacrificarsi per uno sconosciuto, erano la dimostrazione dell’amore di Cristo”.

La sorgente di informazione di questo post è
http://news.avventisti.it/

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