Questo articolo è stato scritto venerdì, 2 novembre 2007 alle ore 14:04 e si trova dentro Riflessioni. Puoi seguire tutte le risposte iscrivendoti al feed dei Commenti. Puoi scrivere una risposta, o un trackback dal tuo sito.
Il testamento di Minù

«Io non ti lascerò e non ti abbandonerò» (Gs 1:5).
Nel borgo di una grande città, una gatta randagia trascorreva molta parte della giornata nel cortile di un’abitazione sul quale si apriva la finestra di una casa dove l’animale non aveva mai messo piede. Da questa finestra, però, si affacciava spesso una donna di nome Lucia che, oltre ad avergli dato il nome di Minù, gli rivolgeva delle parole affettuose e le gettava qualche crosta di formaggio o del pane bagnato con un po’ di sugo. Insomma, possiamo dire che tra Minù e la donna era nata proprio un’amicizia a distanza. Ma avvenne che un giorno d’inverno la donna sentì raspare alla porta e, apertala, vide la sua amichetta che avanzava quasi barcollando con un gattino in bocca, affrettandosi a depositarlo vicino al camino per poi fuggirsene. Mentre la donna rifletteva a che cosa stava accadendo, ecco la gatta di nuovo con un altro micetto in bocca che lasciò vicino al fratellino. La stessa oper! azione si ripeté per quattro volte facendo passare Lucia dallo stupore all’imbarazzo. Finché la donna, dopo essersi consultata con le figlie sul da farsi, vide dalla finestra uno spettacolo che la impressionò moltissimo e la commosse: quella mamma a quattro zampe, sotto il presentimento della fine, si era umanamente preoccupata dei propri piccoli. Infatti, ora giaceva morta al suolo. Allora la donna capì che Minù, con i suoi gesti significativi, aveva espresso la sua ultima volontà, affidando a Lucia, di cui aveva sperimentato l’amore, i suoi piccoli perché facesse loro da mamma.
È una storia commovente che ci fa comprendere come sia forte l’istinto materno anche negli animali, l’altro prossimo.
Cari amici, se una gattina è stata capace di manifestare un simile sentimento verso i suoi piccoli, quanto più noi possiamo essere sicuri di ricevere, dai nostri genitori e da parte di Gesù, quelle premure e quel sostegno che ci rendono felici e fiduciosi anche nei momenti difficili.
Una mamma non abbandona mai i propri figli e, se anche dovesse accadere, dobbiamo avere la stessa certezza di Davide che sapeva che vi è qualcuno che non ci abbandonerà mai: «Qualora mio padre e mia madre m’abbandonino, il Signore mi accoglierà» (Sal 27:10). Se il nostro amorevole Gesù «provvede il pasto al corvo quando i suoi piccini gridano a Dio e vanno errando senza cibo» (Gb 38:41), possiamo, allora, scegliere tranquillamente la via della fiducia e dell’abbandono totale e dire: «Come un bimbo divezzato sul seno di sua madre, così è tranquilla in me l’anima mia». (Sal 131:2)
Giovanni Negro
tratto dal num. 39/2007 del Bollettino di Informazione Avventista
tratto dal num. 39/2007 del Bollettino di Informazione Avventista
