OLTRE L’AMORE


L’ ho letta anch’io su un giornale e mi sono commosso. Del resto come restare insensibili, freddi, dinanzi al sacrificio supremo di quella mamma per le proprie creature?
Urla di terrore svegliano di notte, improvvisamente, il piccolo paese della Brianza. Un vecchio caseggiato è in fiamme e serra nella morsa di fuoco una madre con i cinque suoi bambini. Gli altri inquilini dei piani inferiori si sono già messi in salvo, ma lei con i piccoli no.
Attimi di trepidazione e sgomento per coloro che dal di fuori restano impotenti; paura e disperazione per la povera madre che si stringe al petto le sue creature. Grida, implora aiuto, tenta ripetutamente di scendere per le scale, ma le fiamme e il fumo la fermano sempre. Il tetto! ….niente da fare, purtroppo non si può salire in soffitta. E le fiamme, intanto, si avvicinano sempre di più, lambendo le poche cose rimaste; il calore diviene insopportabile e il fumo soffocante. Cadono le prime mura… i bambini, dei quali il maggiore ha solo otto anni, le si stringono sempre di più gridando come folli.
Tra poco tutto crollerà e lei… . e i suoi piccoli?
Ora si ricorda che la distanza da una finestra dell’appartamento a quella di una casa di fronte non è grande, tutt’altro! Solo un vecchio e stretto vicolo separa i due palazzi.
Qualcosa come una asse potrebbe bastare.., una scala ci vorrebbe! Ma dove trovarla?
E se il soffitto in fiamme precipitasse su di loro ? Allora, Vera Marchetti — questo è il suo nome- si ritrae paurosamente sino in fondo all’andito. La povera donna ha un sussulto, una decisione estrema. Si avvicina alla finestra, vi sale sopra e alzando le braccia si lascia cadere in avanti, afferrandosi con le mani al davanzale di pietra della finestra del palazzo di fronte.
Con il suo corpo ha formato un ponte umano.
Terribile sofferenza la sua, perché conscia di quanto sta facendo. Ma poteva misurare l’entità del suo sacrificio in quegli attimi di pericolo per i suoi bambini?
Su di essa, ecco si, passeranno! Uno ad uno, uno dopo l’altro, tutti saranno salvi.
Non c’è rimpianto, il suo sacrificio è vita! Chiama Mario e lo invita a passare carponi su lei, poi Carlo, poi Teresa, poi Pietro rimane la più piccola, di due anni, Rosa.
Riuscirà?
La piccola piange, urla. Le fiamme le sfiorano il vestitino e il corpo, il fumo le acceca i piccoli occhi impauriti. “mamma… .marnma…” grida! Ma la mamma non può aiutarla, irrigidita spasmodicamente, com’è, distesa tra una fmestra e l’altra. La chiama però, la supplica, la incoraggia: “Su Rosa. . . su amore, su sali, non temere ci sono io… fai come i tuoi fratellini…”
Rosa sale sul davanzale, mette il primo piede. . . poi tutti a due su quello strano ponte umano.
Le fiamme illuminano tragicamente questa scena. Ora la bimba impaurita piange, brancola, incespica…. Improvvisamente si ferma: “mamma. . . .mamma!” grida.
Le forze, alla povera madre, vengono meno. Lo sente che non potrà più resistere a lungo. Cadrà! E la piccola? Allora con uno sforzo sovrumano e supremo l’eroica mamma riesce a togliere una mano dall’orlo della finestra, rimanendo aggrappata solo con l’altra.., poi afferra per i vestiti Rosa e con tutte le sue forze, le ultime, la scaglia dentro la fmestra, ove sono in salvo gli altri suoi bambini, poi.. . .precipita nel vuoto.
Meraviglioso amore, soffuso di commovente bellezza.
Per certo l’amore più potente, tra noi, è quello della mamma. Per la propria creatura sa compiere l’estremo sacrificio, frutto, ora, di uno slancio cieco e istintivo, ora risultato di un calcolo freddo e cosciente.
Eppure, neanche l’amore materno può darci un’idea dell’unico, incondizionatamente più grande e più sublime, quello di Dio!
In un piccolo centro della Palestina, oltre due decine di secoli fa, mentre Roma celebrava i “Ludi Seculares” in onore di Augusto, vincitore dei Dalmati e dei Sicambri — Gesù di Nazareth annunciava una strabiliante notizia: “… Iddio ha tanto amato il mondo che ha dato il Suo unigenito Figliuolo, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Evang. Di San Giovanni 3.16).
Dio ci ama, quindi “ha dato”. Ci ama quanto il proprio Figlio!
Par cosa troppo bella per essere vera. Ma lo è. Con il suo sacrificio su l’ignominioso legno, Cristo ha gettato un “ponte umano” sull’abisso scavato dai nostri peccati.
Volontariamente “… è stato ferito per i nostri misfatti, fiaccato per le nostre iniquità; il castigo della nostra pace è stato sopra di lui; e per i suoi lividori noi abbiamo ricevuto la guarigione” (Isaia 53:5). Sopra di Lui è ricaduta la terribile punizione dei nostri falli.
Oggigiorno, nell’età dell’egoismo e della bassezza, l’umanità nostra, neurotica, cinica e depressa, ha dimenticato questo Amore. Una folla innumerevole di uomini e donne, nelle trincee di guerra o in luoghi di divertimento, nei monasteri o per le vie del mondo, sembra scordarsi di esser salvata dal Sangue di Cristo. Sembra aver dimenticato che la Croce innalzata sul Golgota è la più eloquente manifestazione dell’ amore Divino.
In questo universale smarrimento noi, deboli di spirito, idioti morali, impoltroniti e imporriti nella nostra nera coscienza, non sappiamo neppure afferrare quella mano che da millenni si protende dal cielo. Quella mano martoriata e paziente, che sfiora le nostre fronti abbrutite da malvagie passioni e ci invita ad accettare la Sua Redenzione. Ci invita, noi ingrati, a saper vedere e comprendere il gran fatto della salvezza.
Invero, il pericolo che un po’ tutti corriamo è questo: occuparci di ciò che il mondo fa, e non preoccuparci di quello che per noi ha fatto Gesù. Perché noi non siamo “stati riscattati con cose corruttibili, come l’oro e l’argento, ma col prezioso sangue di Cristo, agnello senza difetto né macchia” (I Epist. di San Pietro 1:18-19,).
Si è vero: “Iddio mostra la grandezza dei proprio amore per noi, in quanto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Romani 5:8).
E’ morto non tanto e non solo per i suoi amici, quanto per i suoi nemici. Non solo per coloro che in Lui hanno creduto, ma soprattutto per quelli che dubbi e tentazioni consumano.
E’ morto per quelli che lo hanno difeso, ma anche per chi lo ha offeso. E’ morto soprattutto rispondendo col perdono e con l’accettare gli spasimi di una morte infame e atroce, che tu ed io, che noi tutti avremmo dovuto subire.
Non vuoi anche tu, come i figli dell’eroica madre, esserGli riconoscente ? Non vuoi accettare la Sua salvezza, il Suo perdono, il Suo sacrificio?
Ricordati, Egli ci ha amati oltre l’amore.

Past. Mario Maggiolini

Una risposta a “OLTRE L’AMORE”

  1. Simona scrive:

    GRAZIE, GRAZIE e GRAZIE….Mai come oggi avevo bisogno di leggere parole come queste.

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