Questo articolo è stato scritto venerdì, 6 aprile 2007 alle ore 14:04 e si trova dentro Riflessioni. Puoi seguire tutte le risposte iscrivendoti al feed dei Commenti. Puoi scrivere una risposta, o un trackback dal tuo sito.
LA VERA PASQUA
Anno millecinquecento avanti Cristo, circa. La notte era scesa sul paese d’Egitto, ma questa non era una notte comune: nella regione di Gosen nessuno si apprestava a dormire: c’era un’aria di cospirazione.
Cosa facevano tutti quegli uomini attorno alle porte delle case?
Stavano tingendo gli stipiti di casa !
L’ordine era stato dato pochi giorni prima ed era passato da bocca a bocca. Questa volta Dio avrebbe liberato il suo popolo! Già nove piaghe erano venute a seminare distruzione e rovina in Egitto; ma invano. Faraone non cedeva, non voleva piegarsi agli ordini di Dio… Questa volta però si sarebbe piegato.
Ogni famiglia doveva tener pronti i suoi bagagli, ognuno doveva indossare le vesti da viaggio, e, in piedi, attorno al tavolo, dovevano tutti mangiare in fretta una parte dell’agnello che era stato ucciso.
Perché quella notte era “La Pasqua” (il passaggio) dell’Angelo dell’Eterno: egli veniva a colpire ogni primogenito nel paese d’Egitto. Solo sarebbero state risparmiate quelle famiglie poste sotto la protezione del sangue dell’agnello. Con quanta cura ogni padre di famiglia guardava gli stipiti della porta di casa! Con quale timore si accertava che fosse ben visibile il sangue! Attorno al focolare, con attenta circospezione, la madre preparava l’ultimo pasto, l’agnello, di cui si era ordinato: “non ne rompete alcun osso”.
La mezzanotte venne: un grido di terrore in tutto l’Egitto echeggiò di città in città, di villaggio in villaggio: era “la Pasqua”, l’Angelo dell’Eterno “passava” e colpiva a morte ogni primogenito in quelle case dove non c’era il sangue salvatore sugli stipiti della porta; e in quella stessa notte Faraone ordinò al popolo d’Israele di partire, come l’Eterno gli aveva comandato.
Così nacque la prima pasqua, festa ebraica, di cui il Signore disse: “Quel giorno vi sarà per una ricordanza e voi lo celebrerete per festa solenne al Signore… per le vostre età” (Esodo 12:14)
A chi ha una certa dimestichezza con la Sacra Bibbia, sarà facile comprendere il significato intimo di quella cerimonia. Già Abele secondogenito di Adamo, offriva al signore degli agnelli per la morte dei quali l’uomo avrebbe avuto il perdono dei suoi peccati.
Il sacrificio voleva insegnare quanto sia grave il peccato: “Il salario del peccato è la morte”; ma questa morte, l’agnello innocente la prendeva su di sè ed in cambio donava la sua vita al peccatore: “…Ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù” (Romani 6:23).
Quando Giovanni, il Battista, vide che Gesù veniva verso di lui disse: “Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato dal mondo”.
Tutta la Bibbia ne aveva parlato e, fra i profeti, Isaia (752 a.C.) aveva detto di lui: “Egli è stato menato all’uccisione come un Agnello; …egli ha portato i nostri languori, si è caricato delle nostre doglie ;… egli è stato ferito per i nostri misfatti e fiaccato per le nostre iniquità; …il castigo della nostra pace è stato su di lui e per i suoi lividori noi abbiamo avuto guarigione” (Isaia 53).
Gesù era consapevole della Sua missione. Ogni volta che, coi suoi discepoli si riuniva per la cerimonia pasquale, vedeva in quell’agnello rappresentata la Sua morte. Infine, dopo tre anni e mezzo di predicazione potente e di miracoli, Gesù mandò i suoi discepoli a Gerusalemme, da un uomo con questo messaggio: “Il maestro dice: il mio tempo è vicino, io farò la pasqua in casa tua con i discepoli” (Matteo 26.18).
Quando furono riuniti attorno al tavolo: “Egli disse loro: Io ho grandemente desiderato mangiare questa pasqua con voi, innanzi che io soffra, perché io vi dico che non ne mangerò più finche tutto sia compiuto nel regno di Dio” (Luca 22:15,16).
Millenni di profezia stavano per compiersi, l’Agnello di Dio doveva essere immolato, doveva “dare l’anima sua per sacrificio per la colpa” (Isaia 53:10); il fatto capitale nella storia del mondo, la redenzione dell’Universo dal peccato, stava per divenire una realtà.
Come per quattromila anni c’era stata la cerimonia profetica (l’uccisione dell’agnello) così, per le età future Gesù stabilisce una cerimonia simbolica di ricordanza: la Santa Cena. “Ora, mentre mangiavamo, Gesù, preso il pane, e fatta la benedizione, lo ruppe e lo diede ai suoi discepoli e disse: Prendete, mangiate; questo è il mio corpo. Poi preso il calice, e rese le grazie, lo diede loro dicendo: Bevetene tutti. Perche questo è il mio sangue, che è il sangue del novo patto, il quale è sparso per molti in remissione dei peccati” (Matteo 26:26-28). “Fate questo in memoria di me” ( I Corinzi 11:25).
Una tradizione delle chiese cristiane ha voluto unire al nome di pasqua il ricordo della resurrezione di Gesù e fare di un dato giorno dell’anno una festa solenne.
Si è venuta così formando una terza pasqua, festa religiosa, non ordinata da Dio, e di cui non si trova nessuna traccia negli Evangeli, né in tutto il Nuovo Testamento.
L’apostolo Paolo indica come si celebra la Pasqua, la vera Pasqua, indipendentemente da ogni ricorrenza tradizionale. Ricordando come nella prima pasqua, quella israelitica, si mangiassero pani azzimi (senza lievito) egli dice: “Non sapete voi che un po’ di lievito fa lievitare tutta la pasta? Purificatevi del vecchio lievito, acciocché siate una nuova pasta, come già siete senza lievito. Poiché ancora la nostra pasqua, cioè Cristo, è stata immolata. Celebriamo dunque la festa, non con vecchio lievito nè con lievito di malizia e di malvagità, ma con gli azzimi della sincerità e della verità” (I Corinzi 5:6-8).
Quello che il Signore gradisce, non è il formalismo esteriore di un giorno di festa; ma, nella pratica della vita, la purezza del cuore, la giustizia e la verità.
Past. Mario Maggiolini
