Questo articolo è stato scritto lunedì, 15 gennaio 2007 alle ore 14:20 e si trova dentro News. Puoi seguire tutte le risposte iscrivendoti al feed dei Commenti. Puoi scrivere una risposta, o un trackback dal tuo sito.
Culto: Il credente, luce del mondo
Di seguito proponiamo il culto di Sabato 13 gennaio.
Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli. (Matteo 5:16)
Nel sermone sul Monte, Gesù esorta i suoi seguaci a non mettersi in mostra nel praticare la loro fede, al fine di essere ammirati.
“Guardatevi dal praticare la vostra giustizia davanti agli uomini, per essere osservati da loro; altrimenti non ne avrete premio presso il Padre vostro che è nei cieli.” - (Matteo 6:1)
Una religiosità fatta di ostentazione è priva di contenuto: un surrogato della vita cristiana.
L’esperienza di cristianesimo è qualcosa di intimo, di vissuto che coinvolge tutto l’essere e penetra fino nel profondo dell’anima. Il credente non deve sforzarsi di apparire, ma deve vivere secondo le vertù e principi enunciati da Gesù nelle beatitudini.
Gesù ammonisce: “Guardatevi dal praticare la vostra giustizia per essere ammirati”. Però, precedentemente Egli aveva esortato: “Risplenda la vostra luce nel cospetto degli uomini” (Matteo 5:16)
Tra la prima e la seconda esortazione sembra esserci una insanabile contraddizione.
Ma il contrasto è solo apparente. E’ nei termini e non nella sostanza. Il contenuto delle due esortazioni fa la differenza, poiché si riferisce a due momenti diversi.
Si tratta di sapere se il credente deve sforzarsi di apparire, di far vedere per essere ammirato, oppure di vivere sinceramente secondo le direttive di Dio.
E’ evidente che è la seconda soluzione quella suggerita da Gesù. Il credente deve “essere” tale e non “sembrare”.
Solo così egli diventa la luce del mondo, senza ostentazione, mettendo in pratica i principi del Regno.
L’esperienza di cristianesimo è qualcosa di intimo, di vissuto che coinvolge tutto l’essere e penetra fino nel profondo dell’anima. Il credente non deve sforzarsi di apparire, ma deve vivere secondo le vertù e principi enunciati da Gesù nelle beatitudini.
Gesù ammonisce: “Guardatevi dal praticare la vostra giustizia per essere ammirati”. Però, precedentemente Egli aveva esortato: “Risplenda la vostra luce nel cospetto degli uomini” (Matteo 5:16)
Tra la prima e la seconda esortazione sembra esserci una insanabile contraddizione.
Ma il contrasto è solo apparente. E’ nei termini e non nella sostanza. Il contenuto delle due esortazioni fa la differenza, poiché si riferisce a due momenti diversi.
Si tratta di sapere se il credente deve sforzarsi di apparire, di far vedere per essere ammirato, oppure di vivere sinceramente secondo le direttive di Dio.
E’ evidente che è la seconda soluzione quella suggerita da Gesù. Il credente deve “essere” tale e non “sembrare”.
Solo così egli diventa la luce del mondo, senza ostentazione, mettendo in pratica i principi del Regno.
V. Cacciatore
