Nella stazione Ostiense di Roma, sui binari e nelle tende, sopravvivono 150 ragazzi afgani, pakistani, iraniani. Nella stazione Tiburtina, vivono circa 20 persone e altre 30 nei dintorni della stazione Termini. Sono di passaggio, in attesa di ricevere lo status di rifugiati e di sapere in quale struttura andare, ma fintanto che la burocrazia fa il suo corso, hanno bisogno di mangiare, lavarsi e coprirsi. Alcune organizzazioni umanitarie della capitale sono impegnate ad assistere questi gruppi di persone fuggite dai loro paesi in guerra o nei quali vivevano delle persecuzioni. Lo fanno durante la settimana, ma il sabato e la domenica nessuno cura i loro bisogni.
La chiesa avventista di lingua romena della capitale e il past. Corneliu Lupu hanno pensato di intervenire per aiutare queste persone durante il fine settimana, svolgendo un’attività di assistenza sul luogo e di accoglienza nella loro comunità. È nato così il progetto “Pane per i ragazzi senza tetto”. Nel mese di febbraio 2011, il pastore Lupu e alcuni giovani della sua comunità sono andati nelle stazioni di Roma per parlare con i senza tetto. Si sono quindi informati presso le associazioni che distribuiscono i viveri e hanno deciso di iniziare le attività il sabato e, soprattutto, la domenica. Distribuiscono sacchetti con pane, formaggio, frutta, yogurt, e poi coperte, sapone, dentifricio e altri generi di prima necessità. Invitano i ragazzi in chiesa a farsi la doccia e a partecipare insieme al pranzo, creando così legami di amicizia. Ben presto, anche un gruppo di ragazzi della chiesa avventista di Rieti ha voluto partecipare a questa attività.
“È bello vedere dei giovani che la domenica mattina molto presto, quando si avrebbe voglia di stare a letto, con molta semplicità e gentilezza, si avvicinano a loro coetanei meno fortunati”, ha affermato Dora Bognandi, direttore associato nazionale del Dipartimento Libertà Religiosa, che domenica 22 gennaio ha partecipato insieme con i giovani all’attività presso la stazione di Roma Ostiense. “Ringraziamo Dio per tutti i volontari e le associazioni che quotidianamente si spendono per venire incontro alle necessità primarie di tanti esseri umani. Ed è importante sostenerli in tutti i modi possibili”, ha aggiunto.
Quando si aiuta qualcuno non di dà soltanto ma si riceve anche. Questo progetto solo vuole sovvenire ai bisogni di persone “sospese”, che sembrano non avere futuro, ma anche creare “nel gruppo di giovani della chiesa uno spirito di servizio, e svolgere un’opera di accoglienza nelle nostre comunità”, ha affermato Lupu.
Il progetto è sostenuto finanziariamente dalla chiesa cristiana avventista di lingua romena di Roma, da alcuni donatori singoli, dall’8 per mille della Chiesa cristiana avventista del 7° giorno. Durante la celebrazione di apertura della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, organizzata dalla Consulta delle chiese evangeliche di Roma e tenutasi nella chiesa luterana, il 18 gennaio scorso, l’offerta raccolta è stata devoluta proprio al progetto “Pane per i ragazzi senza tetto. “Stiamo aspettando anche una risposta dal Banco Alimentare”, ci ha fatto sapere Lupu. Qual è il risultato atteso di questo progetto? “Ci auguriamo che i ragazzi riescano a lanciarsi nella nuova società nella quale hanno scelto di vivere”, ha concluso Lupu. (LF)
[Guarda il servizio video su: video.avventisti.it/documentari/immigrati-alla-stazione-di-roma]
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Sessant’anni. E neanche li dimostra, potremmo aggiungere. Tempo fa qualcuno mi ha chiesto qual è il segreto diVita&Salute. Che cosa ci ha permesso di solcare i mari spesso insidiosi e burrascosi del mercato editoriale, e arrivare ancora così determinati a questo traguardo? Un mare che, di solito, miete numerose vittime. Eravamo gli unici, nel 1952, a diffondere un’idea di benessere che considerasse non solo la dimensione fisica della salute, ma anche quella mentale e, addirittura, la dimensione spirituale. Era difficile allora, senza molti dati scientifici alla mano, difendere una sana alimentazione basata prevalentemente sui cibi vegetali. O puntare sui rimedi semplici, naturali per stare meglio, come l’esercizio fisico, la cura delle piante o le risorse dell’aria e del sole. Abbiamo avuto il coraggio, in un’Italia con ancora gli echi dei rumori di guerra d a poco terminata, di intraprendere una sfida difficile, ma che credevamo fondamentale – e oggi ancora di più – per affrontare le opportunità di un mondo che si avviava a diventare “moderno”, con tutti i suoi indubbi vantaggi, ma anche tanti punti oscuri. Un’epoca in cui parlare di danni del fumo, delle influenze delle emozioni sul corpo, si rischiava di essere tacciati di racconta frottole. Oggi siamo in buona compagnia e quelle che all’inizio si presentavano come intuizioni, ora sono patrimonio comune della scienza. Il segreto, allora, forse è stato proprio sapere individuare i fondamentali principi di salute, rimanendo fedeli a essi. Oltre le mode del momento.
Nel primo numero dell’anno:
- No business? No Ricerca!, di Franco Berrino.
Fare ricerca per dimostrare che una sana alimentazione è uno dei principali fattori per vivere meglio. Bello, ma poco produttivo se l’interesse principale è brevettare nuovi rimedi farmacologici. Lo dimostra un caso emblematico, quello di una possibile cura dei tumori con una semplice molecola.
- La pelle parla di noi, di Paola Emilia Cicerone.
Un organo prezioso e sensibile, le cui patologie spesso sono spia di malesseri più ampi. Proprio per questo le cure devono prevedere un superamento del rimedio strettamente farmacologico. Per intervenire a 360 gradi.
- Bimbi al verde, di Paolo Pigozzi
Rinunciare alla carne per fare posto ai vegetali e, eventualmente, a un’integrazione di uova e latticini. Ma i più piccoli corrono rischi di carenze nutrizionali? La più importante e prestigiosa organizzazione di nutrizione americana, Ada, conferma la bontà della dieta vegetariana. Sfatando paure e luoghi comuni
- I pilastri della prevenzione, di Massimo Ilari
A tavola per curare la qualità del cibo. Migliorare l’attenzione verso noi stessi. Pensando a muoverci di più e a coltivare un pensiero positivo.
Maggiori informazioni su www.vitaesalute.net
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La Radio avventista sui cellulari iPhone e Android, 24 ore al giorno, in qualsiasi parte del La Radio avventista sui cellulari iPhone e Android, 24 ore al giorno, in qualsiasi parte del mondo, con musica e informazione in tempo reale.
“La moderna tecnologia ci permette di fare cose che un tempo non erano fattibili. Le stazioni Rvs lavorano sulla Fm locale e pur non essendo presenti in ogni città, oggi è comunque possibile ascoltare la radio Rvs ovunque”, ha affermato Vincenzo Annunziata, direttore nazionale del Dipartimento Comunicazioni della Chiesa avventista. Con questa app, è possibile essere costantemente informati su ciò che accade in Italia e nel mondo, la cronaca, l’attualità, lo sport, lo spettacolo, ascoltando i programmi in diretta irradiati dalle stazioni di Roma, Catania e Firenze. “È un bel passo avanti per la diffusione di Rvs. In questo modo l’utente può decidere in qualsiasi momento di fruire dei programmi quando e dove vuole, senza essere obbligatoriamente a casa”, ha aggiunto Annunziata. “Gli smartphone tipo iPhone e Android permettono di poter ascoltare la radio Rvs in qualu nque parte del mondo vi troviate. La tecnologia al servizio della chiesa per poter raggiungere le persone”, ha continuato.
Il circuito Rvs trasmette programmi che spaziano in vari ambiti come attualità, fede cristiana, famiglia, educazione, riflessioni bibliche, psicologia, esperienze di vita, letture, divulgazione scientifica, volontariato sociale e medicina. Per quanto riguarda la musica, trasmette canzoni gospel, spiritual, easy listening, musica soul, d’autore, etnica, lirica, esistenziale, contemporanea, sinfonica sacra. “Ti aspettiamo, scarica l’app gratuita”, ha concluso Annunziata. Per info:www.radiovocedellasperanza.it.
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Casuccia Visani offre la possibilità di trascorrere un fine settimana nelle colline del Casentino riscoprendo la loro bellezza anche nel periodo invernale e godendo della pace e della tranquillità che offre il nostro centro. Vi offriamo un week end, da venerdì a cena fino a domenica a pranzo, con pensione completa a 25,00 euro al giorno a persona, riscaldamento e lenzuola comprese, con un minimo di 40 persone adulte, nei periodi di gennaio, febbraio e marzo. Per prenotazioni e informazioni: centro@casucciavisani.it; tel: 0575 529870; cell: 329 4199442

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La violenza, esplosa in Nigeria il giorno di Natale 2011, guidata dal gruppo terroristico Boko Haram, ha sconvolto ancora una volta il mondo intero. In diverse città, 39 persone sono state uccise e molte altre ferite. Gli attacchi si sono concentrati sulle chiese cristiane e purtroppo seguono molti altri avvenuti negli ultimi dieci anni.
Boko Haram, che nella lingua hausa parlata nella Nigeria settentrionale, significa “l’educazione occidentale è peccato”, vuole imporre la legge islamica della sharia in tutto il paese. Da quando è nato, il gruppo Boko Haram ha ucciso centinaia di persone. Esso considera infedeli tutti coloro che non seguono la sua rigida ideologia, siano essi cristiani o musulmani. Questo atteggiamento accresce l’intolleranza religiosa a scapito di una popolazione che vuole vivere in pace. “Condanniamo fermamente questi attacchi insensati”, ha dichiarato Bruno Vertallier, presidente della Divisione Euro-Africa della Chiesa avventista del 7° giorno. “La violenza non è mai il modo per risolvere i problemi e le incomprensioni. Provoca intolleranza religiosa. Tutti, musulmani e cristiani, condividono un solo Padre amorevole. Uniamoci nell’amore e nella pace. È giunto il momento di porre fine a tutti i conflitti e le guerre che distruggono l’intera famiglia umana. Preghiamo e sosteniamo la popolazione nigeriana, la leadership e tutti coloro che vogliono una Nigeria prospera, pacifica, felice e unita”, ha aggiunto Vertallier.
È chiaro che i cristiani e i musulmani sono preoccupati per questi attacchi terroristici. “La nostra chiesa non è stata colpita e preghiamo per la continua protezione di Dio”, ha affermato un dirigente avventista della Nigeria. Tuttavia, le chiese nel nord del Paese hanno messo in atto alcune misure di sicurezza, come il controllo del contenuto delle borse prima di entrare.
La nostra solidarietà è per tutte le persone della Nigeria che vogliono la fine di questi attacchi che promuovono re l’odio e sempre più confusione. In Nigeria ci sono 506 chiese avventiste frequentate sa 165.000 membri.
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Cala sensibilmente la frequenza dei servizi religiosi nelle chiese avventiste della Nigeria. Alcune e chiese sono state chiuse in seguito al peggioramento del conflitto religioso nel paese. La recrudescenza degli attacchi contro le comunità cristiane da parte del gruppo estremista Boko Haram, iniziata alla fine dell’anno scorso, ha portato a una continua violenza tra gruppi musulmani e cristiani nel nord-est della Nigeria. Inoltre, il governo del paese ha recentemente eliminato i sussidi energetici, raddoppiando il prezzo della benzina e causando scioperi e manifestazioni a livello nazionale. I media riportano che i nigeriani vivono nella paura. Nel frattempo, la scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie ha invitato i leader religiosi del suo paese a parlare contro la violenza, ha riportato il Guardian la scorsa settimana. “I leader cristiani devono continuare a predicare la pace e la convivenza in modo che i cristiani non reagiscano”, ha riferito Adichie al Guardian. “I leader musulmani devono condannare con forza e ripetutamente le violenze contro i cristiani e dire chiaramente che Boko Haram non rappresenta l’Islam nigeriano”, ha aggiunto.
La Chiesa avventista nel paese ha dedicato alcuni giorni al digiuno e alla preghiera per la situazione in corso. Essa incoraggia i suoi membri a incontrarsi in piccoli gruppi e a evitare i grandi raduni religiosi pubblici. Alcune attività di testimonianza sono state sospese a causa del coprifuoco e della fragile situazione della sicurezza. Secondo un rapporto di Bindas Stephen Haruna, presidente della Federazione nord-est della Nigeria, la Chiesa avventista non ha subito danni materiali o perdite di vite umane. Comunque, alcuni membri hanno patito saccheggi e visto bruciare i loro beni. “La situazione nella Nigeria settentrionale mostra come la mancanza di libertà religiosa possa influenzare la vita delle chiese, e anche il motivo per cui dobbiamo promuovere e difendere strenuamente questa libertà fondamentale, prima che sia troppo tardi”, ha dichiarato John Graz, direttore del Dipartimento Affari Pubblici e L ibertà Religiosa della Chiesa avventista mondiale.
Molti avventisti non si recano più in chiesa, nel nord-est della Nigeria, e sono state chiuse le chiese in alcune zone dove la maggior parte dei membri era costituita da persone che viaggiavano per lavoro e che quindi sono tornate alle loro case. In altre chiese, i pastori hanno lasciato le congregazioni per paura di essere uccisi. La situazione ha prodotto un’ondata di testimonianza nei piccoli gruppi, hanno affermato i dirigenti della Chiesa. E così, mentre gli avventisti nigeriani hanno ridotto in “scala minore” il loro impegno religioso, i dirigenti della Chiesa nel paese chiedono preghiere e sostegno alla famiglia della chiesa mondiale.
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La denominazione ha celebrato, il 19 gennaio, 100 anni di relazioni pubbliche. Cadeva infatti l’anniversario secolare dell’assunzione del primo impiegato in questo campo ed è stata anche l’occasione per evidenziare la necessità della denominazione di avere dei giornalisti e dei professionisti delle relazioni pubbliche nei suoi uffici amministrativi a livello mondiale. I dirigenti hanno ricordato il reporter del Baltimore Sun fondatore, nel 1912, dell’ufficio stampa della chiesa avventista che divenne così la prima denominazione protestante a organizzare un programma ufficiale di relazioni pubbliche. Quel giornalista, Walter Burgan, diresse l’ufficio stampa fino alla sua morte, nel 1940. In seguito, tale ufficio si è evoluto in quello che è oggi il Dipartimento Comunicazioni, presente sia nella sede centrale della chiesa, sia in quelle locali e amm inistrative nel mondo. “Proprio come i dirigenti della Chiesa 100 anni fa, dobbiamo continuare a essere all’avanguardia nei sistemi della comunicazione, oggi”, ha affermato Williams Costa, direttore delle Comunicazioni della Chiesa mondiale, durante la celebrazione. “In molte parti del mondo, abbiamo persone qualificate che diffondono il messaggio della fede nei media. Possiamo sicuramente fare ancora di più a tutti i livelli per essere compresi dalle persone ed essere vicini alle chiese nel mondo “, ha aggiunto.
Lo storico della chiesa, David Trim, ha poi ripercorso la storia del ministero avventista delle comunicazioni. Per tutti gli anni 1940 e 1950, la Chiesa avventista è rimasta al timone della comunicazione religiosa, ha affermato Trim. Il direttore delle Comunicazioni J. R. Ferren lavorò incessantemente, negli anni ’40, per convincere gli uffici amministrativi della chiesa, in varie parti del mondo, ad assumere dei professionisti qualificati e, nel 1956, il direttore delle Comunicazioni Howard B. Weeks scrisse “Breakthrough: una guida alle relazioni pubbliche per la chiesa”. Un libro fondamentale sulle pubbliche relazioni religiose, ampiamente utilizzato dalle denominazioni cristiane allora, quando esse cercavano di essere più presenti sotto i riflettori pubblici. Le prime incursioni della chiesa nelle pubbliche relazioni ebbero successo in gran parte perché i dirigenti assunsero professionisti qualificati per comunicare il messaggio e l’immagine della Chiesa. “Allo stesso modo, oggi, se avete intenzione di fare opera di sensibilizzazione verso una comunità ispanica, sarà necessario assumere qualcuno che parli spagnolo. La stessa cosa vale per altri tipi di sensibilizzazione. Se si vuole fare divulgazione nei media, è necessario assumere qualcuno che parli quella lingua e capisca quella cultura “, ha affermato Trim. Anche la co-fondatrice della Chiesa Ellen G. White, ha fatto notare Trim, aveva esortato i primi avventisti a sfruttare la stampa e le agenzie di pubblicità per “richiamare l’attenzione” sull’opera della chiesa. “Il carattere e l’importanza della nostra opera sono giudicati dagli sforzi fatti per farla conoscere al pubblico”, scrisse la White. “Quando questi sforzi sono troppo limitati, si dà l’impressione che il messaggio che presentiamo non sia degno di nota” (Evangelism, p.128).
Ben Schoun, vice presidente della Conferenza Generale, ha esortato i leader della Chiesa in tutto il mondo a rafforzare il loro impegno nel dare rilevanza alla comunicazione.
Didascalie
Foto 1. Williams Costa Jr, direttore delle Comunicazioni della Chiesa mondiale durante la celebrazione.
[foto: Todd Reese]
Foto 2. Il giornalista del Baltimore Sun, Walter Burgan, nel 1912, fondò l’ufficio stampa della Chiesa avventista [foto: Ufficio degli archivi e delle statistiche]
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Il Centro Peres per la Pace e il Comitato Amici del Centro Peres per la pace, per i bambini palestinesi, promuovono, dal 22 aprile al 1° maggio, un viaggio seminario nei territori palestinesi e israeliani.
Parlare di Israele e Palestina evoca immediatamente immagini di guerra, bombardamenti e attentati, conseguenze di un conflitto lungo, complesso, doloroso dove una soluzione pacifica sembra una utopia. Ma tra le pieghe del conflitto ci sono realtà, lonta ne dagli echi mediatici, dove palestinesi e israeliani si parlano, cercano punti di incontro, cercano la vicinanza e la conoscenza, si incontrano e lavorano insieme. Tra queste si inserisce il progetto “Saving Chidren. La medicina al servizio della pace” promosso dal Centro Peres per la Pace di Tel Aviv, un progetto che provvede a far curare, negli ospedali israeliani, bambini palestinesi che non possono essere curati nei Territori dell’Anp. Un progetto che, oltre a dare la possibilità di vita a bambini gravemente ammalati, favorisce la vicinanza e la collaborazione tra israeliani e palestinesi. Partecipando a questo viaggio culturale di conoscenza della realtà palestinese ed israeliana, potrai, oltre che visitare una terra affascinante e contraddittoria, contribuire a salvare la vita a dei bambini, poiché l’iscrizione di 200 euro andrà direttamente al progetto. Le devono pervenire entro e non oltre il 15 febbraio 2012. Per scaricare il depliant con tutte le informazioni e il programma cliccare qui.
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“Perciò il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. Avendo cominciato a fare i conti, gli fu presentato uno che era debitore di diecimila talenti. E poiché quello non aveva i mezzi per pagare, il suo signore comandò che fosse venduto lui con la moglie e i figli e tutto quanto aveva, e che il debito fosse pagato. Perciò il servo, gettatosi a terra, gli si prostrò davanti, dicendo: ‘Abbi pazienza con me e ti pagherò tutto’. Il signore di quel servo, mosso a compassione, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Ma quel servo, uscito, trovò uno dei suoi conservi che gli doveva cento denari; e, afferratolo, lo strangolava, dicendo: ‘Paga quello che devi!’. Perciò il conservo, gettatosi a terra, lo pregava dicendo: ‘Abbi pazienza con me, e ti pagherò’. Ma l’altro non volle; anzi andò e lo fece imprigionare, finché avesse pagato il debito. I suoi conservi, veduto il fatto, ne furono molto rattristati e andarono a riferire al loro signore tutto l’accaduto. Allora il suo signore lo chiamò a sé e gli disse: ‘Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito, perché tu me ne supplicasti; non dovevi anche tu aver pietà del tuo conservo, come io ho avuto pietà di te?’ E il suo signore, adirato, lo diede in mano degli aguzzini fino a quando non avesse pagato tutto quello che gli doveva. Così vi farà anche il Padre mio celeste, se ognuno di voi non perdona di cuore al proprio fratello” (Matteo 18:18-35).
Indubbiamente, la prima ragione per cui facciamo fatica a perdonare è che non possiamo offrire il nostro perdono se non abbiamo coscienza di averlo ricevuto; il altre parole, la capacità di perdonare è direttamente proporzionale all’esperienza di essere perdonati.
Nessuno può dare quel che non ha, soprattutto se si tratta di qualcosa, come il perdono, che non nasce spontaneo nel cuore dell’uomo e che solo Dio poteva inventare. E non basta, naturalmente, un’esperienza qualsiasi. Anche il servo spietato aveva ricevuto il condono per un debito ingente, eppure fu senza cuore con chi gli doveva una cifra straordinariamente inferiore.
Innegabilmente, dal punto di vista giuridico la sua condotta è ineccepibile e fa gettare il suo debitore che non può pagare, in prigione, mentre gli era appena stato condonato il suo maggior debito, grazie alla prodigalità del signore.
“È una parabola che ci riguarda molto da vicino: noi viviamo immersi nel perdono, siamo stati generati da un atto di misericordia, abbiamo ricevuto molto più di quanto meritassimo e di quanto abbiamo mai dato. Ma accorgersi di tutto questo, sperimentarlo e goderne implica un determinato psicologico – le cui fasi abbiamo indicato nelle precedente riflessioni : dalla capacità di riconoscere il proprio peccato alla scoperta della gioia del Padre che perdona. È evidente, ad esempio, che chi non soffre il dolore del proprio peccato e non è riconciliato con il Dio della croce molto difficilmente sarà una persona misericordiosa.
L’esperienza della riconciliazione deve essere piena e significativa, coinvolgere cuore – mente – volontà secondo un itinerario che rispetta la natura dell’uomo e s’apre gradatamente alla grazia di Dio, altrimenti è illusione. E noi rischiamo di diventare, senza saperlo, servi spietati” (A. Cencini, Vivere riconciliati, p. 80).
“Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate; affinché il Padre vostro, che è nei cieli vi perdoni le vostre colpe” (Marco 11:25).
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Dopo quattro ore dal complicato intervento chirurgico alle valvole cardiache, Ofelia, 12 anni, sorride di nuovo. L’entusiasmo nel blog del dott. Neil Orford, dopo l’intervento chirurgico di Ofelia è palpabile. Il medico di terapia intensiva di un ospedale fuori Melbourne, in Australia, fa parte dell’equipe di medici volontari coordinati dall’Ospedale avventista di Sydney che ha recentemente fornito decine di interventi chirurgici per i pazienti meno abbienti nelle isole Figi. “Nonostante i miei 20 anni di esperienza nella terapia intensiva, non posso fare a meno di essere sbalordito per ciò che accade durante i viaggi di ‘Operation Open Heartì (Operazione Cuore Aperto)”, ha affermato Orford. Da quando è stato lanciato 25 anni fa, i volontari di Operazione Cuore Aperto hanno effettuato interventi su oltre 2.100 pazienti in 12 Paesi nel Sud del Pacifico, Sud-Est asiatico e Africa. “È veramente speciale far parte di una squadra che può operare interventi complessi e offrire le cure adeguate, ed avere così come meravigliosa ricompensa il sorriso di bambini come Ofelia che hanno ricevuto valvole cardiache nuove e una nuova vita “, ha aggiunto Orford. I pazienti di Operazione Cuore Aperto non avrebbero vissuto a lungo senza le cure cardiache. Le loro famiglie non possono permettersi un intervento chirurgico o vivono in aree remote, dove mancano le cure mediche specialistiche. Molti sono i bambini nati con difetti cardiaci, come Ofelia. Il progetto è iniziato nel 1986, dopo che un’infermiera di terapia intensiva dell’ospedale avventista di Sidney aveva visitato Tonga e aveva notato una basilare mancanza di cure cardiache. Pensò di far volare in Australia i pazienti per ricevere un intervento chirurgico salvavita. Ma più conveniente si è rivelato far volare un’ equipe di medici volontari nel luogo dove erano i pazienti. Da allora, oltre 1.500 professionisti del settore medico hanno offerto volontariamente il loro tempo e le loro competenze per il progetto. Hanno anche donato 7,5 milioni di dollari, nel corso degli anni, per le spese di viaggio, alloggio e delle attrezzature. Un recente viaggio in Papua Nuova Guinea ha richiesto 15 scatole di forniture che vanno dalle siringhe alle attrezzature chirurgiche specialistiche. Un singolo viaggio può costare fino a 200.000 dollari. In aggiunta alle donazioni private, il progetto beneficia di quelle di decine di aziende. Negli ultimi anni, il progetto si è esteso anche ad altri interventi chirurgici spesso non disponibili, che vanno dalla riparazione e ricostruzione della palatoschisi alla chirurgia oculare. Con la formazione locale del personale medico nella diagnosi e nel trattamento, la squadra di volontari aiuta ospedali e cliniche dei paesi ospitanti a muoversi verso l’a utosufficienza.
“Il motto dell’ospedale avventista di Sydney è “Cristianesimo in azione”, e personalmente credo che questo sia uno dei migliori modi in cui possiamo effettivamente dimostrarlo, donando tempo e capacità per le persone che non possono accedere a questo tipo di chirurgia”, ha affermato Michael Were, direttore del progetto per l’ospedale avventista di Sidney. Diversi volontari hanno ricevuto riconoscimenti nazionali per il loro impegno. Due volontari nelle Fiji sono stati insigniti dell’Ordine delle Fiji, e altri otto hanno ricevuto il riconoscimento dell’Ordine di Longu dal governo della Papua Nuova Guinea. Il prossimo viaggio di Operazione Cuore Aperto sarà nel Myanmar, nei primi mesi di quest’anno.
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